Articoli

Parlarne fa la differenza. Come la diagnosi diventa un ponte tra genitori e figli.

di Redazione

3 minuti

05/08/2024

Il reparto di Ematologia adulti della Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori, diretto dal professor Carlo Gambacorti Passerini, ematologo di Milano-Bicocca, ha condotto uno studio sul ruolo chiave che svolge il dialogo tra genitori, figli e medici in caso di diagnosi di malattia ematologica. Si tratta di un evento capace di modificare radicalmente la vita quotidiana di una persona e i suoi equilibri familiari. In tal senso, la ricerca ha evidenziato come la comunicazione condivisa, ma con ruoli ben precisi, possa generare una maggiore serenità di tutta la famiglia.

Intitolata “Communicating the diagnosis of a hematological neoplastic disease to patients’ minor children: a multicenter prospective study“, si è svolta attraverso il confronto con reparti ematologi di altre strutture (Ospedale Niguarda di Milano, Policlinico di Milano, Policlinico San Matteo di Pavia).

Solitamente, nel tentativo di proteggerli dalle situazioni dolorose, i figli in etĂ  minore vengono tenuti all’oscuro della malattia da parte dei genitori, che evitano la comunicazione nella convinzione che bambini e ragazzi non possano comprendere quanto sta accadendo. Questo studio, invece, sottolinea, grazie ai dati emersi dall’analisi dei questionari sottoposti (dal 2017 al 2021) a coppie di genitori, che “la comunicazione di diagnosi di malattia ematologica ai figli minori, seppur con modalitĂ  diverse nei quattro centri coinvolti, abbia un impatto positivo, senza cambiamenti allarmanti nei loro comportamenti”, dice la dottoressa Beatrice Manghisi del gruppo di ricerca di Monza, prima autrice dello studio. “Una comunicazione sincera e aperta promuove il dialogo all’interno della famiglia, senza necessitĂ  di tenere nascosti ai figli ricoveri ed effetti collaterali delle terapie”.

A tal proposito, ad esempio, presso la Clinica Ematologica dell’IRCCS San Gerardo dei Tintori, è attivo il Progetto Emanuela che offre aiuto ai genitori per parlare delle loro diagnosi ai figli. Alla base di questo progetto, il colloquio di medico ematologo e psicologo insieme con i minori per spiegare loro cosa sta succedendo al genitore, offrendo così sia la competenza scientifica del medico che la mediazione psicologica.

“Attraverso l’uso di immagini che illustrano con metafore e figure la malattia e la terapia si preparano i bambini ai cambiamenti fisici che interverranno e si spiega il motivo per cui il genitore dovrĂ  stare isolato”, precisa la dottoressa Lorenza Borin, co-autrice dello studio. “Durante il colloquio è presente una psicologa che sostiene il medico e guida la risposta alle domande, proponendo a seconda dell’etĂ  attivitĂ  di dialogo, gioco o disegno”.


Si tratta di un progetto che sta riscuotendo molto successo e che testimonia l’importanza del ruolo chiave che il medico ematologo gioca nella comunicazione con i figli dei pazienti. “I pazienti percepiscono le competenze mediche come complementari a quelle genitoriali e identificano nell’ematologo un supporto indispensabile nella comunicazione, una figura in grado di prendersi cura anche degli aspetti familiari e relazionali”, conclude il prof. Carlo Gambacorti Passerini, direttore della Struttura Complessa Ematologia adulti del San Gerardo. “Questo nuovo ruolo del medico sembra avere un impatto positivo sui pazienti stessi, migliorando la comprensione della malattia, la fiducia nel personale sanitario e l’alleanza terapeutica medico-paziente”.

Riproduzione Riservata © 2024 Scitizenship

Aggiornato il 07/26/2024

Articoli correlati