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Mano bionica? Funziona meglio se non assomiglia a quella umana

di Redazione

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Se non sembra una mano umana, l’utente la usa meglio. E la identifica anche come propria con più facilità. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista scientifica iScience e condotto dal laboratorio di Neuroscienze Applicate e Tecnologie della Fondazione Santa Lucia IRCCS di Roma, in collaborazione con Sapienza Università di Roma e Università di Roma Tor Vergata. Lo studio è stato finanziato dall’European Research Council progetto HANDmade (G.A. n. 759651) attribuito a Viviana Betti.

I ricercatori hanno utilizzato la realtà virtuale per mettere alla prova persone sane. Le hanno fatte giocare a scoppiare bolle virtuali usando due diversi effettori: una mano virtuale realistica e una protesi bionica simile a una pinza. I risultati sono stati sorprendenti, i partecipanti erano più bravi e precisi con la pinza bionica.

“Il cervello elabora come proprio l’effettore che vede nella realtà virtuale”, spiega Ottavia Maddaluno, una delle ricercatrici. “Se l’incorporazione è avvenuta, il soggetto impiega più tempo a rispondere perché più esposto agli effetti dell’incongruenza tra stimolo tattile e visivo”.



La domanda è perché la pinza bionica è più facile da usare della mano virtuale realistica? Forse per la teoria della ‘valle perturbante’, per cui quando i robot umanoidi sono troppo simili a un essere umano, il cervello li percepisce come strani e inquietanti, ostacolando il riconoscimento. La pinza bionica, invece, è funzionalmente simile a una mano umana e ne riproduce i movimenti in modo più semplice. Questo richiede meno elaborazione da parte del cervello, con un conseguente miglioramento di destrezza e facilità d’uso.

“Queste conoscenze potranno aprire la strada a nuove concezioni nello sviluppo di protesi robotiche”, afferma Viviana Betti, direttrice del laboratorio di ricerca presso IRCCS Fondazione Santa Lucia. “Già ora le stiamo applicando nella neuroriabilitazione per migliorare le protesi oggi disponibili per persone che hanno subito un’amputazione”.

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Aggiornato il 06/24/2024

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