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L’esposizione a nanoplastiche è dannosa per il nostro cervello?

di Redazione

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12/03/2025

Le nanoplastiche, frammenti minuscoli di plastica con dimensioni inferiori a un millesimo di millimetro, sono ormai una presenza costante nei nostri ecosistemi. Si trovano nell’aria, nell’acqua, nel suolo e, soprattutto, nella catena alimentare. La contaminazione da nanoplastiche sta creando preoccupazioni per la salute degli organismi viventi, compreso l’uomo, che può essere esposto a queste sostanze in vari modi. L’esposizione a nanoplastiche potrebbe avvenire attraverso l’inalazione, l’ingestione o il contatto diretto con l’ambiente contaminato. A fronte di un fenomeno in continua espansione, un nuovo studio ha rivelato una scoperta inquietante: le nanoplastiche possono penetrare nel cervello e danneggiare funzioni fondamentali, come l’olfatto.

Per la prima volta, un team di ricercatori del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) ha approfondito gli effetti dell’inalazione di nanoplastiche nei mammiferi. Lo studio, coordinato dall’Istituto di Biochimica e Biologia Cellulare del CNR (CNR-Ibbc), ha visto la collaborazione di altri istituti del CNR, tra cui l’Istituto sull’Inquinamento Atmosferico (CNR-Iia) e l’Istituto di Scienza, Tecnologia e Sostenibilità per lo Sviluppo dei Materiali Ceramici (CNR-Issmc), nonché del Dipartimento di Fisica dell’Università Sapienza di Roma. I risultati di questa ricerca, pubblicata sulla rivista Science of The Total Environment, sollevano preoccupazioni sul rischio che le nanoplastiche possano compromettere la salute umana.

L’esperimento ha rivelato che l’inalazione di nanoplastiche provoca la distribuzione delle particelle in vari organi, tra cui il cervello, i polmoni, i testicoli e il tessuto adiposo. Tuttavia, ciò che ha davvero sorpreso i ricercatori è stato l’impatto che queste particelle hanno sul cervello e, in particolare, sulla funzione olfattiva. Dopo l’esposizione alle nanoplastiche, gli animali hanno mostrato un grave difetto nella capacità di percepire gli odori, che è stato associato a un danneggiamento persistente dei neuroni del bulbo olfattivo, la regione del cervello responsabile della rilevazione degli odori.

“Abbiamo osservato che le nanoplastiche inducono un’infiammazione transitoria nel bulbo olfattivo e un deficit nella funzionalità dei neuroni, con un impatto diretto sulla percezione olfattiva degli animali”, spiega Stefano Farioli Vecchioli, ricercatore del CNR-Ibbc e tra i principali autori dello studio. “Anche se l’inalazione ha stimolato un aumento compensatorio della neurogenesi adulta, ossia la produzione di nuovi neuroni, questo non è stato sufficiente a riparare i danni provocati dalle nanoplastiche”.

I risultati sollevano interrogativi cruciali sugli effetti a lungo termine delle nanoplastiche sul cervello. L’incapacità di rigenerare adeguatamente i neuroni danneggiati potrebbe contribuire a una riduzione della funzionalità cerebrale. La ricerca ha anche messo in evidenza che le alterazioni olfattive potrebbero essere un primo segnale di danni cerebrali più estesi. In effetti, circa il 95% dei pazienti con Alzheimer e Parkinson sperimenta disturbi olfattivi anni prima della comparsa dei sintomi principali di queste malattie neurodegenerative. Questo suggerisce che i danni causati dalle nanoplastiche al sistema olfattivo potrebbero essere correlati all’insorgenza di patologie come Alzheimer e Parkinson.

Questo studio rappresenta solo un primo passo nella comprensione dei pericoli delle nanoplastiche. Resta fondamentale capire come questi risultati possano applicarsi all’uomo. Il prossimo obiettivo dei ricercatori sarà quello di studiare gli effetti delle nanoplastiche sull’organismo umano, in particolare analizzando come l’esposizione a lungo termine possa influire su funzioni cognitive e neurologiche, con l’intento di sviluppare strategie di prevenzione e di protezione per la salute pubblica. “La nostra intenzione ora è di capire se esiste una connessione tra l’esposizione alle nanoplastiche e l’insorgenza di malattie neurodegenerative, considerando che i disturbi olfattivi sono una delle prime manifestazioni cliniche di queste patologie”, ha dichiarato Stefano Farioli Vecchioli.

L’inquinamento da plastica, sotto forma di nanoplastiche, è ormai una realtà ineludibile, e gli effetti di questa contaminazione si estendono ben oltre gli impatti visibili sull’ambiente. La necessità di adottare misure urgenti per ridurre la produzione e la diffusione delle nanoplastiche diventa sempre più evidente.

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Aggiornato il 03/11/2025

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