Medicina

La sfida della de-estinzione: resuscitare il dodo

di Redazione

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La società di ingegneria genetica Colossal Biosciences sta lavorando alla “de-estinzione” di alcune specie estinte, tra cui il dodo. Il progetto ha ricevuto 150 milioni di dollari di finanziamento da diversi venture capital, tra cui United States Innovative Technology Fund e In-Q-Tel, finanziata dalla CIA. Tuttavia, la de-estinzione solleva anche preoccupazioni e dubbi da parte degli scienziati, poiché ci sono molte incognite sulle implicazioni a lungo termine di questo tipo di progetti.

Il dodo è scomparso a causa dell’uomo, che ha distrutto il suo habitat e introdotto specie predatori non native. Il dodo, che una volta popolava le Mauritius, pesava fino a 15 chili e aveva perso l’abilità di volare a causa della mancanza di predatori. Gli europei incontrarono i dodo nel 1507 e circa 150 anni dopo erano già estinti.

Il processo di de-estinzione è una pratica che mira a ricreare o rivitalizzare specie estinte attraverso la biotecnologia. La base di questo processo è il sequenziamento del DNA delle specie estinte, seguito della modifica del DNA delle specie parenti più vicine. La biologa molecolare Beth Shapiro sta conducendo ricerche per inserire queste cellule modificate nelle uova in via di sviluppo di altri uccelli, come i piccioni, per creare una nuova progenie di specie estinte. Questo processo potrebbe contribuire a ripristinare l’equilibrio naturale nell’habitat originale e potrebbe essere una soluzione per la conservazione delle specie in pericolo di estinzione.


Inoltre, c’è anche il rischio che gli animali geneticamente modificati non siano adatti a vivere in libertà e che non possano essere integrati nell’ecosistema originale. Anche la reintroduzione di una specie potrebbe interferire con le specie esistenti e causare alterazioni negli equilibri ecologici. La questione è delicata e richiede una valutazione attenta dei potenziali effetti a lungo termine prima di intraprendere qualsiasi azione. La de-estinzione deve essere considerata con attenzione e attuata con la massima cautela, considerando gli impatti a livello ecologico, economico e sociale.

In sostanza, le specie create dalla Colossal non sarebbero veri e propri mammut, dodo o tilacini ma rappresentazioni di queste specie estinte, utilizzando DNA modificato da specie affini viventi. Queste specie “proxy” rappresenterebbero in qualche modo le forme estinte, ma non sarebbero copie esatte. La Commissione per la sopravvivenza delle specie ha espresso preoccupazione per l’impatto che questi sostituti potrebbero avere sull’ecosistema e sulla percezione degli animali estinti da parte della società.

Non è certo se il comportamento di un animale geneticamente modificato corrisponderà a quello della sua controparte estinta, poiché molti comportamenti sono trasmessi dai genitori. Inoltre, un animale resuscitato sarebbe solo e non avrebbe la guida della propria specie. Tuttavia, la ricerca genetica che viene condotta per la creazione di questi animali può aiutare a comprendere meglio le relazioni tra le specie e a proteggere quelle esistenti dalle minacce, come le malattie.

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Aggiornato il 05/12/2023

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