Siamo abituati a pensare al tatto come a un senso diretto e affidabile. Una persona ci tocca e noi lo percepiamo. Ma cosa succederebbe se il cervello decidesse di ignorare quel tocco? O, al contrario, di farcelo percepire anche in assenza di uno stimolo reale?
Un nuovo studio pubblicato su PNAS da ricercatori dell’Università di Torino e dell’Università di Milano-Bicocca mostra che la percezione del tatto dipende anche da ciò che crediamo essere il nostro corpo. Se una parte del corpo viene riconosciuta come “nostra”, il cervello può generare una sensazione tattile anche senza un contatto fisico diretto. Se, invece, quella parte viene esclusa dalla rappresentazione corporea, il tatto reale può diventare meno accessibile alla coscienza.
Il lavoro si basa sulla celebre illusione della mano di gomma, un esperimento che da oltre vent’anni affascina neuroscienziati e filosofi. Guardando una mano artificiale mentre viene stimolata in modo sincronizzato con la propria mano nascosta, molte persone arrivano a percepire la mano finta come parte del proprio corpo.
In questo studio, però, l’illusione non è solo un curioso effetto percettivo. Diventa uno strumento per dimostrare che il senso di proprietà corporea agisce come un filtro, decidendo quali stimoli tattili raggiungono la consapevolezza.
Combinando EEG e TMS, i ricercatori hanno osservato come cambia la comunicazione tra le aree cerebrali quando il tatto è percepito o ignorato. Non è solo lo stimolo a contare, ma il modo in cui il cervello integra vista, tatto e rappresentazione del corpo. In pratica, il cervello può “sentire con gli occhi”. Se vede un tocco su una mano che considera propria, rafforza la comunicazione tra le aree sensoriali e genera una sensazione tattile. Se, invece, quella mano non è più percepita come parte del corpo, il dialogo neurale si indebolisce e la sensazione svanisce.
Queste scoperte hanno implicazioni che vanno ben oltre il laboratorio. Comprendere come il cervello costruisce la percezione del corpo potrebbe migliorare la progettazione di protesi sensoriali, aiutare nella riabilitazione neurologica e offrire nuove chiavi di lettura per disturbi in cui il rapporto con il corpo è alterato. La percezione non è una semplice registrazione della realtà , ma il risultato di una negoziazione continua tra il mondo esterno e ciò che il cervello considera “sé”.
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La percezione del tatto dipende da cosa pensiamo di noi stessi
di Redazione
2 minuti
15/01/2026
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Aggiornato il 01/19/2026