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Intestino e cervello, una connessione cruciale nella lotta all’Alzheimer

di Redazione

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02/03/2025

Un’importante scoperta scientifica ha rivelato per la prima volta una connessione diretta tra la malattia di Alzheimer e specifiche modifiche strutturali/cellulari a livello intestinale. La ricerca, condotta dall’Istituto di Nanotecnologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Nanotec) di Roma, in collaborazione con l’European Synchrotron Radiation Facility (ESRF) di Grenoble e l’IRCCS Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri” di Milano, è stata recentemente pubblicata sulla prestigiosa rivista Science Advances.

Grazie all’innovativa tecnica di nano- e micro-tomografia a raggi X a contrasto di fase (XPCT), i ricercatori sono riusciti a ottenere immagini tridimensionali dell’intestino con una qualità e una risoluzione senza precedenti. Questa avanzata metodologia ha permesso di osservare dettagli morfologici mai identificati prima, rivelando alterazioni strutturali e cellulari nell’intestino di modelli animali affetti dalla malattia di Alzheimer.

“La nostra ricerca si concentra sull’asse intestino-cervello, un sistema di comunicazione bidirezionale tra questi due organi”, spiega Alessia Cedola, ricercatrice del Cnr-Nanotec e corresponding author dello studio. “Studi recenti hanno evidenziato che la disfunzione di questo asse potrebbe essere collegata a disturbi neurologici, incluso l’Alzheimer”.

Un elemento chiave di questo processo è il microbiota intestinale, l’insieme dei microrganismi che popolano l’intestino e che giocano un ruolo fondamentale nella regolazione della salute neurologica. La disbiosi, ovvero uno squilibrio nella composizione del microbiota, può portare alla produzione di metaboliti tossici che favoriscono l’infiammazione e compromettono le barriere tra intestino e cervello. “Comprendere questi meccanismi potrebbe avere implicazioni significative per la diagnosi precoce e la prognosi dell’Alzheimer”, aggiunge Francesca Palermo, ricercatrice del Cnr-Nanotec.

Il team di ricerca, che include anche Claudia Balducci dell’Istituto Mario Negri, sta ora approfondendo ulteriormente lo studio del sistema nervoso enterico per comprendere meglio il suo ruolo nella progressione della malattia. L’obiettivo è identificare nuovi bersagli terapeutici, aprendo la strada a possibili strategie innovative per combattere questa patologia neurodegenerativa. Questo studio evidenzia il potenziale degli approcci biomedici avanzati nello studio dell’Alzheimer, per una diagnosi piĂą precoce e per lo sviluppo di trattamenti mirati contro la malattia.

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Aggiornato il 02/20/2025

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