Medicina

Intervista a Domenico Mallardo, ricercatore tra i 40 under 40 più influenti secondo Fortune

di Redazione

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È stato inserito tra i 40 under 40 della rivista Fortune 2023 e lavora come ricercatore sanitario specializzato presso il dipartimento di oncologia clinica sperimentale, immunoterapia del melanoma e terapie innovative dell’Istituto Nazionale dei Tumori IRCCS “Fondazione G. Pascale” di Napoli: parliamo di Domenico Mallardo. Tra i più importanti riconoscimenti alla sua carriera c’è il premio ricevuto nel novembre 2019 dal World Immunotherapy Council per il contributo pionieristico nell’analisi del profilo genetico dei pazienti affetti da melanoma metastatico trattati con inibitori checkpoint.

In questa intervista, Domenico Mallardo ha raccontato a S-citizenship i dettagli del suo affascinante e complesso ambito di lavoro, mettendo in luce successi, sfide affrontate e visioni per il futuro della ricerca oncologica.

È stato selezionato tra i 40 migliori talenti under 40 da Fortune Italia: come ha reagito quando ha appreso di questo riconoscimento e quali riflessioni personali e professionali ha suscitato in lei?
«La notizia è stata totalmente inaspettata; mi sono limitato a fare semplicemente il mio lavoro. Sono felice del traguardo raggiunto, poiché significa che stiamo procedendo nella giusta direzione, ma c’è ancora molto da fare. Sarà un ulteriore stimolo per i progetti e le ricerche future».

Qual è stata la chiave che l’ha spinta a diventare un ricercatore e in che modo ha plasmato il suo approccio alla ricerca?
«Negli anni, credo di aver acquisito una buona esperienza nel mio settore di ricerca, ma ritengo di avere ancora molto da imparare. Le motivazioni che mi hanno spinto a perseguire questa strada sono nate durante la mia esperienza universitaria, durante la quale ho sviluppato una profonda curiosità nel mondo della ricerca e, in particolare, nella biologia molecolare. Nel corso degli anni, questa curiosità si è trasformata in passione e oggi faccio di questa passione il mio lavoro. Mi ritengo fortunato nel trovarmi in un contesto in cui ho la possibilità di perseguire questa passione per la ricerca a un livello completo. Ovviamente, tutto ciò è reso possibile grazie al supporto del nostro gruppo, composto da oncologi, dermatologi, data manager, infermieri e, ovviamente, biologi presenti qui al Pascale, presso la SC Melanoma immunoterapia oncologica e terapie innovative».

Di recente, insieme al suo team, ha fatto una scoperta importante legata ai tumori. Potrebbe condividere qualche insight sull’impatto che potrebbero avere nel campo della medicina?
«Si tratta dello studio sul diabete nei pazienti con cancro, recentemente pubblicato sulla rivista Journal of Translational Medicine. Il progetto è partito nell’aprile del 2022 quando abbiamo pubblicato sulla rivista Annals of Oncology, una delle riviste più prestigiose nel nostro settore, uno studio iniziale in cui avevamo osservato, nei pazienti con diabete affetti da melanoma metastatico, la bassa espressione della molecola LAG-3, un target molecolare di un farmaco immunoterapico rivolto a bloccare questa proteina (anti-LAG-3). Da queste osservazioni, con l’aiuto del mio primario Paolo Antonio Ascierto, abbiamo avviato una cordata internazionale coinvolgendo i migliori centri americani, europei e australiani, al fine di verificare l’efficacia del trattamento con anti-LAG-3 nei pazienti con diabete affetti da melanoma metastatico.

Ebbene, da questo studio è emerso che nei pazienti con diabete di tipo II il trattamento con il farmaco anti-LAG-3 era meno efficace rispetto ai pazienti che non lo avevano. I dati ottenuti da questo progetto non stanno a significare che non bisogna trattare con immunoterapia i pazienti con diabete; fortunatamente, oltre al farmaco anti-LAG-3, abbiamo diversi farmaci immunoterapici da poter utilizzare anche nei pazienti con diabete. Questo studio, se confermato su una coorte più ampia, potrebbe rappresentare un passo importante verso la tanto attesa terapia personalizzata».

Nel corso della sua carriera, chi sono state le figure di maggiore ispirazione e supporto per affrontare le sfide della ricerca? Come queste figure hanno influenzato il suo percorso professionale?
«A livello professionale, c’è stata una figura molto importante, ed è indubbiamente Paolo Antonio Ascierto, il mio mentore, che mi ha praticamente cresciuto dal punto di vista professionale e non solo. Ci siamo conosciuti per la prima volta nel 2012; in quel momento avevo 24 anni ed ero uno studente universitario. Per svolgere l’attività di tesi per la laurea magistrale in biotecnologie mediche presso l’Università Federico II, scelsi di frequentare il laboratorio della SC Melanoma, immunoterapia oncologica e terapie innovative dell’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione G. Pascale, diretto tutt’oggi da Paolo Antonio Ascierto.

Negli anni, Paolo Ascierto ha favorito la mia crescita professionale, permettendomi di effettuare esperienze lavorative nel 2018 e 2019 a Seattle, Stati Uniti, presso i Laboratori di ricerca e sviluppo della Nanostring Technologies, e presso l’Istituto Karolinska di Stoccolma (Svezia).

Sono ormai 12 anni che lavoro in questo gruppo, e con il mio primario ho avuto modo di condividere la maggior parte dei miei successi e insuccessi. Essere diretto da lui è molto stimolante, oltre che essere una persona sempre disponibile al dialogo e al confronto; da lui ho imparato tanto».

Essendo parte di una generazione di giovani ricercatori che contribuiscono al cambiamento del Paese, come percepisce il futuro della ricerca scientifica in Italia?
«Spesso mi capita di presentare progetti in convegni internazionali. In queste occasioni ho modo di conoscere molti italiani che lavorano all’estero; i motivi che li hanno portati ad emigrare sono molto simili. C’è chi ha deciso di spostarsi a causa delle difficoltà nel portare avanti le proprie ricerche o per via di una precarietà prolungata. In molti contesti, il lavoro non risulta appagante a causa della burocrazia spesso farraginosa e degli stipendi precari con compensi poco competitivi. All’estero, invece, viene dato ampio spazio al nostro lavoro e uno stipendio dignitoso.

Non nego di essere stato tentato anche io in passato di lasciare tutto e partire. Sono rimasto grazie al mio mentore che ha saputo comprendere le mie necessità; lo ringrazio per questo. Credo che cercare di creare le condizioni in cui qualsiasi lavoratore abbia la possibilità di svolgere la propria professione con il giusto compenso economico sia un tema molto importante che necessita di essere affrontato».

Come vive il rimanere in patria nonostante le opportunità all’estero? Quali sfide reputa più rilevanti da affrontare e quali opportunità intravede per la comunità scientifica italiana?
«Amo il mio lavoro, mi ritengo fortunato a lavorare nella mia città e contemporaneamente a far parte di un gruppo composto da persone con eccellenti competenze nel settore. Ho svolto la mia attività di ricerca come lavoratore precario per più di 10 anni, ma ad oggi sono ancora convinto di aver fatto la scelta giusta. In futuro, spero di continuare a svolgere le mie attività, ma soprattutto spero che, attraverso il nostro lavoro, riusciremo a migliorare i benefici dei nostri pazienti, che in fondo è l’unica cosa che conta».




Domenico Mallardo è un ricercatore specializzato in oncologia clinica e sperimentale presso l’Istituto Nazionale dei Tumori IRCCS “Fondazione G. Pascale” di Napoli. Laureato in biotecnologie mediche presso l’Università Federico II di Napoli, si è successivamente specializzato in patologia clinica e biochimica clinica. La sua ricerca si concentra sul melanoma e le terapie innovative, con esperienze internazionali in laboratori negli Stati Uniti e in Svezia.
Mallardo è noto per la sua attività editoriale in riviste come Cancer Immunology Immunotherapy e Frontiers in Genetics e ha svolto ruoli di guest editor in riviste come Cancer Immunology Immunotherapy e International Journal of Molecular Science.
Per il suo contributo al campo, Mallardo è stato premiato come giovane ricercatore dal World Immunotherapy Council nel novembre 2019 e nel 2023 è stato incluso tra gli “Italiani 40 under 40” dalla rivista Fortune.

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Aggiornato il 02/23/2024

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