Medicina

«Insegniamo alle nostre figlie ad andare dal ginecologo». Intervista a Monica Calcagni

di Redazione

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Le donne, spesso, conducono una vita estremamente frenetica, tanto da dimenticare di prendersi cura del proprio corpo. Sbagliato. È fondamentale che, sin da piccole, acquisiamo la consapevolezza dell’importanza di effettuare controlli periodici dal ginecologo, figura deputata ad accompagnarci nelle varie fasi della nostra vita, dall’adolescenza alla prima mestruazione, passando per gravidanze, se ci sono, problemi di fertilità, problemi ormonali, fino ad arrivare alla menopausa e alla post menopausa. «Perché, se riusciamo a prevenire, riusciamo anche a curarci meglio o a non curarci affatto», ci racconta Monica Calcagni, medico chirurgo specialista in ostetricia e ginecologia, con un master di secondo livello in medicina estetica. La Dottoressa, impegnata nella divulgazione della ginecologia sui social media dove è conosciuta come @ginecologacalcagni, conta un pubblico di 386k di follower su Instagram e 1.4m su TikTok, piattaforma da cui è partita.

Con la Dottoressa abbiamo parlato di prevenzione, sia nella donna che nell’uomo, di quando è bene fare la prima visita ginecologica, di falsi miti collegati alla gravidanza e di quanto, spesso, le donne abbiano una visione patinata e irrealistica del periodo della gestazione e, soprattutto, del post-partum, a cui sono collegati baby blues e depressione post-partum. Abbiamo esplorato il mondo della divulgazione e il modo in cui è bene utilizzare i social media in tal senso.

Dottoressa, quando ha capito di voler diventare una ginecologa? 
«Mi sono laureata presto. A soli ventiquattro anni. E, a ventinove, ero già specialista in ostetricia e ginecologia. Sono figlia d’arte, mio padre era un pediatra. Non ho mai capito se ho deciso di fare il medico per passione o per l’amore spasmodico che avevo per il mio papà. Non lo so. So solo che a quattro anni già dicevo che volevo fare il dottore, ma non volevo fare il “medico dei bambini”, volevo fare il “medico delle mamme”. Andavo con lui in ospedale, la domenica mattina, a fare il giro, e mi infilavo in ostetricia perché ero appassionata di pance. Poi, crescendo, ho capito che la ginecologia non erano solo le mamme, ma le donne. Quindi, volevo essere il “medico delle donne”».

Parliamo di prevenzione: a che età andrebbe fatta la prima visita ginecologica?
«La prevenzione è fondamentale perché se riusciamo a prevenire, riusciamo anche a curarci meglio o a non curarci affatto. La prima visita ginecologica completa deve essere fatta sicuramente quando si ha il primo rapporto sessuale, ma io ho sempre sostenuto che si possa fare anche senza aver avuto rapporti. Purtroppo, ancora oggi, tantissime donne non vengono visitate per questo motivo. E questa è una cosa grave. Perché la prevenzione può essere fatta a prescindere. Si può fare tranquillamente un tampone per l’HPV anche nelle donne che sono virgo, si può fare una visita e, se l’imene è elastico, anche un pap test con speculum piccolo, si può, se la donna è d’accordo, fare transvaginali, anche nella donna che non ha avuto rapporti. Quindi è importante che le nostre figlie imparino ad andare dal ginecologo presto.

Vedo, fortunatamente, che negli ultimi anni è cambiato un po’ il trend. Ho pazienti anche di dieci anni che hanno appena mestruato, a cui, intanto, faccio un’ecografia pelvica. È importante che inizino a percepire il ginecologo non come medico dell’apparato genitale, ma internista della donna per tutta la vita. Una figura che le accompagni dall’adolescenza alla prima mestruazione, passando per gravidanze, se ci sono, problemi di fertilità, problemi ormonali, fino ad arrivare alla menopausa e alla post menopausa».

Lo stesso dovrebbe valere per i maschi.
«Certamente. Ed è qualcosa su cui, purtroppo, c’è ancora tanto lavoro da fare. Abbiamo pochissimi andrologi, pochissimi urologi e, soprattutto, poca informazione per le mamme di figli maschi. Ci sono ancora tanti andrologi e urologi che sostengono che i ragazzi non debbano fare visite se non hanno particolari problematiche. E, invece, è esattamente il contrario. Sapete quanto è importante insegnare ai ragazzi a controllarsi i testicoli? Fondamentale per prevenire il tumore che ha il suo picco massimo intorno ai vent’anni e, oggi, ancora uccide. È un cancro di cui non si deve morire. Basta fare prevenzione per prenderlo in tempo, curarlo e preservare la fertilità. Inoltre, a differenza delle donne che hanno accesso ai consultori, non esiste un polo di riferimento per fare le visite andrologiche ai maschi giovani. Per fotografare tutto questo basta andare in un liceo e chiedere ai maschi quanti hanno fatto la visita andrologica. Si alzeranno tre o quattro mani, al massimo. La realtà è che in Italia non siamo culturalmente predisposti a fare prevenzione. Ci dobbiamo lavorare».

Gravidanza. Ci può indicare, tra i tanti, tre grandi miti da sfatare?
«Il primo è sicuramente quello secondo cui le donne in gravidanza, soprattutto nel primo trimestre, non possono fare niente. Non possono sollevare pesi, non possono avere rapporti sessuali, non possono andare in macchina etc. È una sciocchezza. È vero che il rischio di aborto è più alto nel primo trimestre, ma non dipende da quello che la donna fa, bensì dalla selezione naturale che attua la nostra fisiologia. Cioè il rischio di aborto è più alto perché è più alta la probabilità che si interrompano gravidanze che si sarebbero interrotte a prescindere dal fatto che ho camminato, sono andata a fare la spesa, sono andata dal parrucchiere etc. Si tratta di prodotti del concepimento che geneticamente non sarebbero andati avanti. Questa è una cosa che tutti i ginecologi dovrebbero spiegare alle proprie pazienti.

Il secondo mito da sfatare è che il sesso del bambino dipenda dalla forma della pancia della mamma. Ancora sento queste cose, le vedo sui social, ci sono profili che fanno vedere come si disegna la pancia della mamma e, in base alla forma, si stabilisce se è maschio o femmina. Purtroppo, ci sono persone che ci credono. Ed è grave.

Terzo mito da sfatare è che le donne in gravidanza non possano assumere farmaci. Si tratta di un punto molto importante perché, tante donne, ad esempio, per questa convinzione non si vaccinano contro la pertosse, mettendo così a serio rischio la vita del proprio bambino, una volta nato. Le donne in gravidanza possono prendere quasi tutti i farmaci, antipertensivi, farmaci per la tiroide, farmaci per il diabete, cortisone, antibiotici. Ovviamente sotto stretto controllo medico, senza fare automedicazione».

A proposito di miti da sfatare, c’è anche quello del post-partum come momento magico. Sappiamo, invece, che tante donne soffrono di depressione.
«Dell’aspetto psicologico non si parla mai. Noi dobbiamo sempre presentare il parto e la gravidanza come momenti bellissimi. Intanto, siamo settati come società sull’idea che la donna, ad un certo punto, debba riprodursi. Sbagliato. La donna è donna in quanto tale, a prescindere dal fatto che possa o voglia avere gravidanze. Invece, veniamo ancora etichettate. La donna che non ha figli è una sifgata, depressa e, invece, magari, è soltanto una che ha scelto in autonomia di non avere bambini. Anzi, dico sempre che le donne che fanno figli sono donne profondamente egoiste perché, se fossimo altruiste non vorremmo mai lasciare i nostri figli in un mondo del genere. Però è una scelta.

Partendo da qui, non è vero che la gravidanza è sempre bella. La gravidanza è un evento che può essere devastante per una donna, sia a livello fisico che psicologico. La donna non si riconosce più, si alterano gli equilibri di coppia per cui ci sono uomini che non toccano le mogli per tutti i nove mesi di gravidanza e poi continuano anche dopo. Nel post parto, invece, la donna viene spesso lasciata sola con questo bambino come fosse la cosa più naturale del mondo. Non lo è. La donna è assolutamente impreparata, spesso non ha mai cambiato un pannolino, non ha mai allattato né visto allattare, non sa neanche come si fa fare un ruttino al bambino. E questo lo vediamo dall’esplosione delle visualizzazioni sui tutorial dedicati ad aspetti banali di cui le donne hanno bisogno perché nessuno le istruisce a dovere. Manca il supporto nella seconda fase.

Anche quando si dice “andate a casa delle mamme e non lasciatele sole”, non significa andare lì e togliere il bambino alla mamma, significa aiutarla nella gestione del resto, così che possa entrare in sintonia con il bambino e riposare. Le mamme hanno una carenza di sonno mostruosa, e nessuno se ne cura. Ma tutto questo non si può dire. Chi parla di post parto? Nessuno. Le donne sono preparate ad affrontarlo? No. Qualcuno parla mai di depressione post partum? No, bisogna aspettare che succedano tragedie per poterne parlare. Ci sono tantissime donne che soffrono di baby blues e può essere normale, finché non diventa depressione post partum. Lì bisogna intervenire assolutamente. Se ne deve parlare». 

Divulgare la ginecologia. Cosa significa per lei? E i social media che ruolo giocano?
«Ho iniziato per pure gioco. Sono partita da TikTok dove mi sono resa conto che c’era tanta disinformazione, tante domande e poche risposte, molte delle quali sbagliate perché provenienti da pari, basate su sentito dire o esperienza personale. Quindi ho deciso di colmare questo vuoto. Ho iniziato a parlare del mio lavoro, partendo da cose molto banali tipo come fare il bidet, come prendere la pillola contraccettiva, come usare l’anello vaginale. Continua ad essere un gioco e continuerò finché non mi annoierà. Devo dire che non mi aspettavo questo successo. I social mi hanno sicuramente portato più pazienti, ma, facendo il ginecologo da vent’anni, ne avevo già parecchi. Si sono allungati però i tempi di attesa».

In questi anni di divulgazione sui social, cosa può dire di aver imparato dal suo pubblico? 
«Il mio lavoro è diventato più stimolante, prima facevo molta ginecologia di base, mentre ora vedo tante donne con tanti problemi diversi, particolari, spesso anche banali, ma mai risolti. Poi ho imparato a non dare mai nulla per scontato, nessuna domanda è sciocca e tutte meritano una risposta. E, purtroppo, ho imparato anche che esiste tanta gente cattiva. Non me lo aspettavo. È stata una grande delusione. Ormai ci sono abituata, non ci faccio più caso».

“Cose da donne… che anche gli uomini dovrebbero sapere!”. Di cosa parla il suo primo libro? E cosa può anticiparci del secondo? 
«Il mio primo libro è una guida, un vero e proprio materiale d’uso sulla ginecologia. Ho fatto una carrellata di tutte le fasi della vita di una donna, dalla prima mestruazione, all’adolescenza, la pubertà, la fertilità, come ci si riproduce, l’aborto, la gravidanza, la contraccezione, fino alla menopausa. È un libro molto divulgativo, ci sono nozioni scientifiche, ma espresse in maniera semplice. Chi lo ha letto mi ha detto “sembra sentirla parlare in video”. L’ho scritto proprio così, parlavo a word che scriveva. Lo scopo è arrivare alla ragazzina, alla nonna, passando attraverso i genitori, anche maschi.

A settembre, invece, uscirà il mio secondo libro. Posso dire che sarà l’approfondimento di uno dei capitoli. Ho capito che c’è un grande vuoto informativo di cui nessuno parla e, quindi, intanto lo approfondisco io».


Monica Calcagni Ã¨ un medico chirurgo. Si è specializzata in Ginecologia e Ostetricia nel 2006 presso l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, dove, nel 2009, ha conseguito anche un Master di II Livello in Medicina Estetica. È mamma di tre figli e, parte della sua professione, è, da qualche anno, la divulgazione della salute femminile, in studio, ma, soprattutto, sui social media, dove è seguita da più di un milione di follower. Ha scritto il libro “Cose da Donne che Anche gli Uomini Dovrebbero Sapere” e, a settembre 2024, pubblicherà il suo secondo libro.

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Aggiornato il 03/29/2024

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