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Il dolore cronico colpisce di più le donne. Ecco perché.

di Redazione

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25/04/2025

Un nuovo studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Neuron e condotto da un team della University of Calgary potrebbe finalmente offrire una risposta a una domanda che la medicina si pone da decenni: perché il dolore cronico colpisce più frequentemente le donne rispetto agli uomini?

La ricerca, guidata dal professor Tuan Trang, esperto in neurobiologia e docente presso la Facoltà di Medicina Veterinaria e la Cumming School of Medicine, si concentra su un tipo particolare di dolore cronico noto come dolore neuropatico, causato da danni ai nervi. Questo tipo di dolore può essere particolarmente invalidante, al punto che anche stimoli normalmente innocui, come un tocco leggero o il contatto con indumenti, possono provocare un dolore intenso, una condizione nota come allodinia.

Il dato sorprendente emerso dallo studio è che, sebbene uomini e donne possano manifestare lo stesso tipo di dolore, i meccanismi biologici che lo generano sono differenti. In entrambi i sessi, il segnale del dolore viene trasmesso attraverso i canali Panx1 (pannexina 1), ma le cellule immunitarie coinvolte nel processo variano. Nel caso dei soggetti femminili, i ricercatori hanno individuato un collegamento tra l’attivazione del canale Panx1 e il rilascio di leptina, un ormone che, oltre al suo noto ruolo nella regolazione dell’appetito, sembra avere anche una funzione nel rendere le donne più sensibili al dolore.

Una delle implicazioni più importanti di questo studio è legata al modo in cui è stata finora condotta la ricerca sul dolore. “Per molti anni, la maggior parte degli studi preclinici è stata effettuata su soggetti maschili”, spiega Trang. Questo approccio ha portato allo sviluppo di trattamenti spesso poco efficaci per le donne, proprio perché non tenevano conto delle loro specificità biologiche.

La scoperta di un ruolo chiave della leptina nel dolore neuropatico femminile offre nuove prospettive per terapie più mirate e personalizzate. Già negli anni ’80, alcuni studi clinici avevano osservato livelli elevati di leptina nelle donne affette da dolore cronico, ma finora non se ne era compreso a fondo il significato. Il progetto del professor Trang rientra in quella categoria di studi scientifici definiti “ad alto rischio, alto rendimento”: iniziative di ricerca che, pur essendo potenzialmente rivoluzionarie, comportano anche un elevato margine di incertezza e difficoltà nel reperimento di fondi.

A sostenere economicamente la ricerca è stata anche una coppia di filantropi calgaryani, Donna e Rod Evans, toccati personalmente dal problema del dolore cronico all’interno della loro famiglia. “Abbiamo sempre sostenuto progetti innovativi, anche rischiosi, purché portassero valore reale,” raccontano gli Evans. Oltre al supporto al laboratorio di Trang, la coppia ha finanziato anche ricerche sulla demenza presso l’Hotchkiss Brain Institute, struttura di eccellenza dell’ateneo canadese.

L’importanza dello studio risiede non solo nella scoperta scientifica, ma anche nell’apertura verso un approccio più inclusivo nella medicina del dolore. Come sottolinea la dottoressa Lori Montgomery, clinica del dolore e docente alla Cumming School of Medicine: “Comprendere come sesso e genere influenzino il dolore è fondamentale per sviluppare trattamenti più efficaci e personalizzati”.

Con il contributo di ricercatori come Churmy Y. Fan, Brendan B. McAllister e Sierra Stokes-Heck, e il sostegno di enti come il CIHR e il Natural Sciences and Engineering Research Council of Canada, questo studio rappresenta un passo significativo verso una medicina più equa, che riconosce e affronta le differenze biologiche tra uomini e donne.

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Aggiornato il 04/15/2025

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