Salute

Danni cerebrali e inquinamento atmosferico

di Redazione

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24/01/2025

L’inquinamento atmosferico è un fenomeno le cui conseguenze sulla salute sono note dal momento che si parla di ozono o altri gas tossici, ma tornando indietro di qualche anno ci rendiamo conto che non è sempre stato così. Perlomeno non per quanto riguarda la salute mentale, e questo ha portato a effetti che si sono verificati nel corso degli anni, rendendo sempre più evidente il nesso con i danni cerebrali.

Facendo un salto temporale nel 2012, Deborah Cory Slechta dell’Università di Rochester, New York, dopo aver osservato un secchio di cervelli animali danneggiati, condusse proprio una ricerca volta a scoprire la gravità delle conseguenze dell’inquinamento atmosferico ma non essendoci ancora un grande interesse sul settore, non ottenne la giusta considerazione.

Nel corso del tempo l’argomento ha riscontrato sempre maggiore attenzione e diversi studi hanno dimostrato che livelli più elevati di inquinamento atmosferico sono correlati a un elevato rischio di demenza, tassi elevati di depressione, ansia e psicosi. Nel 2022, un rapporto del Comitato sugli effetti medici degli inquinanti atmosferici del governo britannico ha chiesto di intensificare la ricerca sui legami dell’inquinamento atmosferico con la demenza, così come le linee guida globali sulla qualità dell’aria dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) hanno sottolineato nel 2021 l’importanza di studiare gli effetti neurologici dell’inquinamento atmosferico.
Dalle stime dell’OMS è infatti emerso che il 99% della popolazione mondiale è esposto a livelli di inquinamento superiori a quelli raccomandati.


Megan Herting, neuroscienziata presso la University of Southern California di Los Angeles, ha dichiarato che anche l’esposizione a livelli bassi di inquinamento può rivelarsi comunque nociva per la salute cerebrale.

Un’analisi del 2023 su oltre 389.000 partecipanti alla Biobanca del Regno Unito ha dimostrato che l’esposizione a lungo termine al particolato atmosferico, all’ossido di azoto e al biossido di azoto è correlata a livelli più elevati di depressione e ansia.

Il mese scorso, uno studio di 16 anni condotto su oltre 200.000 residenti in Scozia ha rilevato che una maggiore esposizione cumulativa al biossido di azoto è associata a un aumento dei ricoveri ospedalieri per disturbi mentali e comportamentali.

Di contro, studi condotti in Francia, Stati Uniti e Cina hanno documentato che nelle regioni in cui la qualità dell’aria è migliorata, sono diminuiti i tassi di demenza, declino cognitivo e depressione nelle popolazioni più anziane.

È importante quindi che i ricercatori, come affermato da Ian Mudway, tossicologo ambientale dell’Imperial College di Londra e coautore del rapporto 2022 UK, individuino i meccanismi alla base di questa tipologia di problematiche per adottare misure volte a mitigarle.

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Aggiornato il 01/28/2025

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