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Controllare le aritmie con la luce, una nuova frontiera per la cardiologia

di Redazione

3 minuti

19/05/2026

Usare la luce per regolare il battito cardiaco può sembrare un’idea futuristica, ma oggi è sempre più vicina alla realtà. Uno studio coordinato dall’Università degli Studi di Milano-Bicocca dimostra che è possibile interrompere alcune aritmie cardiache attraverso una stimolazione luminosa mirata, senza ricorrere a farmaci o a interventi invasivi.

La ricerca, pubblicata sulla rivista Cell Biomaterials, è il risultato di una collaborazione internazionale che ha coinvolto anche Harvard University, Istituto Italiano di Tecnologia e Politecnico di Milano. A coordinare il lavoro è stato Francesco Lodola, insieme alla prima autrice Chiara Florindi.

Le aritmie cardiache rappresentano una delle principali sfide della medicina contemporanea. A livello globale contribuiscono in modo significativo alla mortalità cardiovascolare, che secondo le stime potrebbe superare i 25 milioni di decessi annui entro il 2030. Anche in Italia, circa il 2% della popolazione convive con disturbi del ritmo cardiaco. Le terapie oggi disponibili, dai farmaci antiaritmici ai dispositivi elettrici impiantabili, sono spesso efficaci, ma non prive di limiti, tra effetti collaterali e rischio di recidiva.

È proprio in questo contesto che si inserisce il nuovo approccio basato sulla luce. I ricercatori hanno sviluppato una strategia capace di modulare l’attività elettrica delle cellule cardiache sfruttando una molecola fotosensibile chiamata Ziapin2. Questa sostanza, progettata dal Politecnico di Milano e studiata dall’Istituto Italiano di Tecnologia, si inserisce nella membrana delle cellule e ne modifica le proprietà elettriche quando viene illuminata.

La luce agisce come un interruttore preciso, capace di intervenire esattamente dove e quando serve. A differenza di altri approcci sperimentali, come l’optogenetica – che richiede modifiche genetiche delle cellule – questa tecnica non altera il patrimonio genetico e si basa invece su una modulazione fisico-chimica reversibile.

Per testare l’efficacia del metodo, il team ha utilizzato modelli avanzati di tessuto cardiaco umano ingegnerizzato, ottenuti da cellule staminali. In questi sistemi sono state riprodotte in laboratorio aritmie da rientro, un tipo di disturbo in cui gli impulsi elettrici continuano a circolare in modo anomalo all’interno del cuore. Quando il tessuto veniva trattato con Ziapin2 e sottoposto a stimolazione luminosa, le aritmie si interrompevano in modo efficace.

Un dato particolarmente significativo è la specificità del meccanismo: in assenza della molecola fotosensibile, la luce da sola non produce alcun effetto. Questo indica che l’azione osservata è il risultato diretto dell’interazione tra luce e Ziapin2, rafforzando la solidità dei risultati.

Dal punto di vista biologico, il processo è legato alla capacità della molecola di cambiare conformazione quando viene illuminata. Questo cambiamento altera le proprietà elettriche della membrana cellulare, influenzando il comportamento delle cellule cardiache e ristabilendo un ritmo regolare. In altre parole, la luce diventa uno strumento per “risincronizzare” il battito.

Uno dei principali vantaggi di questo approccio è la sua precisione spazio-temporale. La luce può essere direzionata con grande accuratezza, permettendo di intervenire solo sulle aree interessate e per il tempo necessario. Questo riduce il rischio di effetti collaterali e apre la strada a trattamenti più personalizzati.

Nonostante i risultati promettenti, gli autori sottolineano che si tratta ancora di una fase preclinica. Saranno necessari ulteriori studi per verificare la sicurezza e l’efficacia della tecnica in contesti più complessi e, in futuro, nell’uomo. Restano anche da affrontare alcune sfide tecnologiche, come lo sviluppo di sistemi in grado di portare la luce in modo controllato all’interno del cuore.

Tuttavia, il lavoro dimostra che la stimolazione ottica può essere una valida alternativa – o un complemento – alle terapie esistenti. In prospettiva, potrebbe contribuire allo sviluppo di nuove strategie terapeutiche meno invasive e più mirate. La ricerca si inserisce in un campo emergente, quello della bioelettronica e della medicina fotonica, che esplora l’uso della luce per interagire con i sistemi biologici. Dalle neuroscienze alla cardiologia, queste tecnologie stanno aprendo scenari inediti, in cui impulsi luminosi possono sostituire o affiancare stimoli elettrici e farmacologici.

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Aggiornato il 05/04/2026

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