Secondo il nuovo rapporto Policy Responses to Rising Autism Diagnoses in Childhood, negli ultimi quindici anni il numero di bambini e adolescenti diagnosticati con disturbo dello spettro autistico (ASD) nei Paesi OCSE ha subito un incremento stimato tra due e quattro volte. In alcuni contesti, si è passati da una prevalenza di circa 1 caso ogni 150 bambini nei primi anni Duemila a valori prossimi a 1 su 36, secondo le stime più recenti. Un dato che, a prima vista, potrebbe suggerire un aumento reale dei casi, ma che la ricerca invita a interpretare con maggiore cautela. La crescita delle diagnosi, infatti, è dovuta, in larga parte, a un miglioramento delle capacità di individuazione e a criteri diagnostici più precisi e diffusi.Â
Questa evoluzione rappresenta una buona notizia sotto molti aspetti. Diagnosticare prima e meglio significa offrire a bambini e famiglie maggiori opportunità di supporto, con ricadute positive sul piano educativo, sanitario e sociale. Tuttavia, il fenomeno sta mettendo sotto pressione i sistemi di welfare, chiamati a rispondere a una domanda crescente e sempre più diversificata di servizi e interventi.
Uno degli elementi chiave emersi dal rapporto è il cambiamento delle pratiche diagnostiche. Negli ultimi anni si è assistito a una crescente standardizzazione degli strumenti e a un approccio più multidisciplinare, che coinvolge diverse figure professionali. Questo ha contribuito a una maggiore accuratezza delle diagnosi e a una riduzione dell’età in cui l’autismo viene individuato. In molti Paesi, oggi, la diagnosi può arrivare già intorno ai 3-4 anni, rispetto ai 5-6 anni di appena un decennio fa.
Nonostante questi progressi, persistono forti disuguaglianze. I tassi di diagnosi variano sensibilmente tra Paesi e anche all’interno degli stessi contesti nazionali. Fattori come il livello socioeconomico, il genere e l’origine etnica influenzano l’accesso ai servizi diagnostici e, di conseguenza, la probabilità di ricevere una diagnosi. Ad esempio, i maschi hanno una probabilità circa quattro volte superiore rispetto alle femmine di ricevere una diagnosi di ASD, mentre le bambine risultano ancora sottodiagnosticate.Â
L’aumento delle diagnosi ha un impatto diretto sulla domanda di servizi. I sistemi educativi, sanitari e di protezione sociale sono chiamati a fornire interventi sempre più articolati, che includono supporti educativi personalizzati, terapie specialistiche e, in molti casi, sostegni economici per le famiglie.
Il rapporto evidenzia come l’offerta di servizi sia estremamente eterogenea tra i diversi Paesi. In alcuni sistemi, la spesa pubblica per i servizi legati alla disabilità infantile può superare l’1% del PIL, mentre altrove resta molto più contenuta. Anche il numero di ore di supporto varia notevolmente. Alcuni programmi intensivi prevedono fino a 20-40 ore settimanali di intervento, mentre in altri contesti l’offerta è molto più limitata.Â
Questa frammentazione può rendere difficile orientarsi per le famiglie e creare disuguaglianze nell’accesso alle risorse. Inoltre, la crescente domanda rischia di mettere in crisi la capacità dei sistemi di garantire interventi tempestivi e di qualità .
Anche in Italia il fenomeno è in crescita. Le stime più recenti indicano una prevalenza di circa 1 bambino su 77 tra i 7 e i 9 anni, secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità . Questo valore, pur inferiore rispetto ad altri Paesi come gli Stati Uniti, conferma un aumento costante delle diagnosi anche nel nostro Paese. Il sistema italiano si caratterizza per una forte eterogeneità territoriale. Le differenze tra regioni riguardano sia i tempi di accesso alla diagnosi sia la disponibilità di servizi riabilitativi e di supporto scolastico. In alcune aree, le famiglie possono accedere a percorsi strutturati e multidisciplinari, mentre in altre si registrano liste d’attesa che possono superare i 12 mesi per una valutazione specialistica.
Un elemento di forza è rappresentato dal sistema scolastico inclusivo. L’Italia è tra i Paesi europei con la più alta presenza di studenti con disabilità nelle classi comuni, supportati da insegnanti di sostegno. Tuttavia, anche in questo ambito emergono criticità legate alla continuità didattica e alla formazione specifica del personale. Un cambiamento significativo, sottolineato dal rapporto, riguarda il modo in cui viene definito il diritto al supporto. Sempre più Paesi stanno abbandonando un approccio basato esclusivamente sulla diagnosi per adottare modelli centrati sui bisogni individuali del bambino.
In pratica, questo significa che non è più solo la presenza di una diagnosi a determinare l’accesso ai servizi, ma il livello di supporto necessario per garantire il benessere e lo sviluppo del minore. Questo approccio consente di adattare gli interventi alle specifiche esigenze di ciascun bambino, evitando soluzioni standardizzate che potrebbero risultare inefficaci. Anche nell’ambito terapeutico si osserva una maggiore flessibilità . Non esiste un numero fisso di ore di terapia valido per tutti, ma i percorsi vengono modulati in base alle caratteristiche individuali.
L’aumento delle diagnosi di autismo rappresenta, dunque, una sfida complessa, che richiede un ripensamento delle politiche pubbliche. Un altro nodo cruciale riguarda la sostenibilità dei sistemi di welfare. L’incremento della domanda di supporto comporta costi significativi, che devono essere gestiti senza compromettere la qualità dei servizi. In questo contesto, diventa fondamentale investire in strategie preventive e in interventi precoci, che possono ridurre nel lungo periodo il bisogno di supporti più intensivi.
Infine, il tema dell’autismo chiama in causa anche la società nel suo complesso. Promuovere una maggiore consapevolezza e inclusione significa non solo migliorare la qualità della vita delle persone con ASD, ma anche valorizzare la diversità come risorsa. In questo scenario in evoluzione, la sfida non è solo rispondere all’aumento delle diagnosi, ma costruire sistemi capaci di accompagnare ogni individuo lungo il proprio percorso di sviluppo.
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Autismo in aumento, più diagnosi e nuove sfide per la societÃ
di Redazione
4 minuti
02/04/2026
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Aggiornato il 04/13/2026