Un importante passo avanti nella lotta contro l’Alzheimer è stato compiuto grazie al lavoro dei ricercatori dell’UniversitĂ degli Studi di Perugia. Il team, coordinato dalla prof.ssa Lucilla Parnetti, ha pubblicato uno studio innovativo sulla rivista Nature Communications, che potrebbe rivoluzionare la diagnosi precoce della malattia.
L’Alzheimer è la più comune malattia neurodegenerativa nell’età adulta e rappresenta la principale causa di demenza. I suoi meccanismi principali includono l’accumulo di proteine patologiche, come la β-amiloide e la tau nel cervello. La ricerca si è concentrata, in particolare, sulla proteina tau, in una forma modificata chiamata “tau multi-fosforilata”. Questa variante della proteina, rilevabile sia nel liquido cerebrospinale (CSF) che nel sangue, si è dimostrata altamente efficace nel distinguere i pazienti con Alzheimer dai soggetti sani. Le analisi hanno mostrato che le forme di tau fosforilate in più punti (multifosfo-tau) offrono una precisione diagnostica superiore rispetto alle forme fosforilate in un solo sito, che sono attualmente in uso.
I ricercatori hanno sviluppato test in grado di rilevare tau fosforilata simultaneamente in due diversi siti molecolari e i risultati hanno evidenziato un’accuratezza particolarmente elevata, soprattutto nel plasma. Questa scoperta è significativa perché i test basati sul sangue sono meno invasivi e più accessibili rispetto a quelli su liquido cerebrospinale.
Lo studio ha coinvolto pazienti con Alzheimer in diversi stadi clinici, persone affette da altre malattie neurodegenerative e soggetti di controllo. In tutti i casi, i livelli di tau multi-fosforilata erano significativamente piĂą elevati nei pazienti con Alzheimer rispetto ai controlli. Ciò indica che questo biomarcatore può diventare uno strumento chiave non solo per diagnosticare la malattia in fase precoce, ma anche per monitorarne la progressione e valutare l’efficacia delle terapie.
La ricerca è stata realizzata nell’ambito di una collaborazione internazionale che ha coinvolto l’Università di Amsterdam (UMC) e la Quanterix Corp, un’azienda statunitense specializzata in tecnologie diagnostiche avanzate. La dottoranda Anna Lidia Wojdała, parte del progetto europeo MIRIADE, ha svolto esperimenti chiave presso i laboratori Quanterix. MIRIADE, finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del programma Marie Skłodowska-Curie, mira a sviluppare nuovi biomarcatori per la diagnosi delle malattie neurodegenerative.
Tra i principali autori dello studio figurano il dott. Giovanni Bellomo, il dott. Lorenzo Gaetani, il prof. Davide Chiasserini, coordinatore delle attività di laboratorio, e la prof.ssa Charlotte Teunissen dell’Università di Amsterdam, che ha contribuito alla validazione clinica dei risultati.


“I risultati del nostro studio rappresentano un passo avanti fondamentale nella diagnosi precoce della malattia di Alzheimer”, ha dichiarato la prof.ssa Lucilla Parnetti. “La rilevazione delle forme di tau multi-fosforilate nel plasma potrebbe diventare un importante strumento per identificare precocemente la malattia, monitorarne la progressione e valutare l’efficacia delle terapie”.
Questa scoperta apre la strada a test diagnostici piĂą accessibili e affidabili, contribuendo significativamente alla lotta contro una delle malattie piĂą complesse della nostra epoca.