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Allergie e cambiamento climatico, i pollini arrivano sempre prima

di Redazione

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12/04/2026

Chi soffre di allergie stagionali ha, probabilmente, già percepito che i sintomi iniziano prima, durano più a lungo e, in alcuni casi, diventano più intensi. A confermarlo è uno studio condotto da ATS Città Metropolitana di Milano e dall’Università degli Studi di Milano-Bicocca che mostra come l’aumento delle temperature stia modificando in modo significativo il calendario dei pollini, anticipando l’inizio della stagione allergica.

Pubblicato sulla rivista Scientific Reports, il lavoro analizza quasi 30 anni di dati raccolti nella pianura milanese e offre uno sguardo concreto sugli effetti del cambiamento climatico sulla salute umana.

Il cuore dello studio riguarda due famiglie di piante molto diffuse cioè le graminacee, che comprendono cereali ed erbe spontanee, e le urticacee, come ortica e parietaria. Si tratta di alcune delle principali responsabili delle allergie respiratorie. Analizzando i dati aerobiologici raccolti dalla stazione di monitoraggio di Legnano, i ricercatori hanno osservato una tendenza chiara: negli ultimi decenni, l’emissione di polline da parte di queste piante inizia sempre prima. Un fenomeno strettamente legato all’aumento delle temperature medie.

Le proiezioni future rafforzano questa evidenza. Se il trend climatico attuale dovesse proseguire, entro i prossimi 60 anni la stagione dei pollini potrebbe iniziare fino a due settimane prima rispetto a oggi. Un cambiamento apparentemente limitato, ma con implicazioni rilevanti per milioni di persone.

Uno degli aspetti più interessanti messi in luce dallo studio è il superamento dell’idea tradizionale di allergia stagionale. Come sottolineano i ricercatori, la presenza di pollini nell’aria non è più confinata alla primavera. Già nei primi giorni di gennaio, infatti, è possibile rilevare pollini di nocciolo e cipresso, mentre quelli di cedro possono persistere fino alla fine di novembre. Questo significa che l’esposizione agli allergeni può coprire gran parte dell’anno, con una riduzione dei periodi di “tregua” per chi soffre di rinite allergica o asma.

L’anticipo della fioritura si traduce, quindi, non solo in un inizio precoce dei sintomi, ma anche in una loro durata più estesa e, potenzialmente, in una maggiore intensità.

Uno dei punti di forza della ricerca è la qualità e la continuità dei dati utilizzati. Le informazioni sulle concentrazioni di pollini provengono dal monitoraggio aerobiologico condotto da ATS Milano, che da oltre trent’anni raccoglie dati attraverso una rete di cinque stazioni distribuite tra città, hinterland e provincia. A questi si aggiungono i dati meteorologici forniti dal Copernicus Climate Change Service, il programma europeo di riferimento per l’osservazione del clima, con il supporto dell’Istituto Meteorologico Finlandese.

L’integrazione di queste due fonti ha permesso ai ricercatori di sviluppare modelli statistici in grado di collegare l’andamento delle temperature con le variazioni nella stagione pollinica. Un esempio concreto di come la collaborazione tra istituzioni sanitarie, enti di ricerca e infrastrutture europee possa produrre conoscenza utile per la salute pubblica.

Il lavoro si inserisce in un filone di ricerca sempre più ampio che indaga gli effetti del cambiamento climatico sulla salute. L’aumento delle temperature, infatti, non influenza solo eventi estremi come ondate di calore o alluvioni, ma anche fenomeni più “silenziosi” come la diffusione degli allergeni.

In questo caso, il meccanismo è relativamente diretto. Temperature più alte favoriscono una fioritura anticipata e, in alcuni casi, una maggiore produzione di polline. A ciò si può aggiungere l’effetto dell’inquinamento atmosferico, che può aumentare la capacità allergenica dei pollini e aggravare i sintomi respiratori. Il risultato è un aumento complessivo del rischio per la popolazione allergica, che nei Paesi industrializzati rappresenta una quota sempre più consistente.

Di fronte a questo scenario, diventa fondamentale rafforzare gli strumenti di monitoraggio e prevenzione. Il sistema di sorveglianza aerobiologica attivo nel Milanese rappresenta un modello virtuoso in questo senso. Tra i servizi più utili per i cittadini c’è il bollettino settimanale dei pollini, pubblicato da ATS, che consente di conoscere in tempo reale la concentrazione degli allergeni nell’aria e di adattare comportamenti e terapie. Ma lo studio sottolinea anche la necessità di investire in sistemi di monitoraggio a lungo termine, capaci di fornire dati affidabili e continui. Solo così è possibile comprendere le tendenze in atto e pianificare interventi efficaci.

L’anticipo della stagione dei pollini è un esempio concreto di come il cambiamento climatico stia già influenzando la vita quotidiana. Non si tratta di uno scenario lontano, ma di una realtà che coinvolge direttamente milioni di persone.

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Aggiornato il 04/08/2026

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