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Rapporto WWF: i sussidi UE minacciano la biodiversità?

di Redazione

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Un recente studio del WWF, intitolato “Can your money do better? Redirecting harmful subsidies to foster nature & climate resilience”, svela che i Paesi europei spendono ogni anno tra i 34 e i 48 miliardi di euro di sussidi comunitari in modi che danneggiano l’ambiente, in particolare nel settore agricolo.

Viene definito come “sussidio dannoso per la biodiversità” il sostegno finanziario fornito dai governi a individui, imprese o industrie che, involontariamente, contribuiscono al degrado di specie e habitat, aggravando i fattori che causano la perdita di biodiversità e l’impatto ambientale.

Questo utilizzo improprio dei fondi sostiene pratiche agricole su larga scala che devastano gli habitat naturali e offrono scarso supporto agli agricoltori che adottano metodi sostenibili. Quasi il 60% dei fondi della Politica Agricola Comune (PAC) dell’UE, pari a 32,1 miliardi di euro all’anno, è destinato a queste attività dannose. Questa cifra impressionante è comparabile alla spesa annuale totale di Paesi come Croazia e Lussemburgo. Anche altri settori, come la pesca, le infrastrutture di trasporto e quelle idriche, contribuiscono significativamente alla perdita di biodiversità.

La ricerca esamina tutti i programmi di finanziamento del Quadro Finanziario Pluriennale dell’UE 2021-2027 e stima che tra il 2021 e il 2030 saranno necessari 48 miliardi di euro all’anno per attuare la Strategia dell’UE per la Biodiversità 2030, sostenendo le attività di agricoltori, proprietari terrieri, comunità rurali e costiere per proteggere e ripristinare efficacemente la natura.

Tuttavia, prosegue il Rapporto, attualmente i governi e l’UE non riescono a raggiungere questo obiettivo e mancano oltre 18 miliardi di euro all’anno. Secondo il WWF, è necessario reindirizzare i sussidi dannosi verso attività che promuovano la biodiversità e la sostenibilità, senza lasciare indietro nessuno in questa transizione.

I dati raccolti mostrano che il 58-60% dei finanziamenti della Politica Agricola Comune (PAC) dell’attuale bilancio dell’UE, pari a 31,4-32,1 miliardi di euro all’anno, può essere considerato dannoso per la biodiversità. In particolare, il sostegno diretto sotto forma di sussidi al reddito basati sulla superficie incentiva l’aumento degli allevamenti intensivi e l’espansione della produzione agricola convenzionale, entrambe pratiche dannose per l’ambiente. Al di fuori del quadro della PAC, gli Stati membri offrono anche una serie di sussidi indiretti dannosi, come riduzioni o esenzioni fiscali per fertilizzanti e pesticidi.

Nonostante il Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l’acquacoltura (Feampa) sostenga l’attuazione della politica della pesca dell’UE, l’approccio decentralizzato permette spesso agli Stati membri di finanziare attività che compromettono la tutela degli ecosistemi marini. Si tratta per esempio del sostegno alla flotta per navi fino a 24 metri di lunghezza, il primo acquisto di una nave di seconda mano da parte di giovani pescatori e l’ammodernamento dei motori delle navi.

La costruzione di nuove infrastrutture di trasporto può frammentare habitat ed ecosistemi, in particolar modo quando avviene in aree naturali precedentemente intatte. Secondo il rapporto, ogni anno gli Stati membri spendono tra 1,69 e 14,07 miliardi di euro di fondi UE per la costruzione o il recupero di infrastrutture di trasporto come strade e ferrovie, che potrebbero essere dannose per la biodiversità. Inoltre, il WWF sottolinea l’importanza di garantire che i finanziamenti del Fondo europeo di sviluppo regionale e del Fondo di coesione non siano utilizzati per progetti che alterano gli ecosistemi acquatici, danneggiando la biodiversità.

Il WWF evidenzia l‘urgenza di “correggere questi errori nei criteri di spesa” per assicurare che il denaro dei contribuenti sia utilizzato per attività che promuovano la natura e l’ambiente. Per raggiungere questo obiettivo, l’associazione esorta i responsabili politici a seguire dieci linee di azione:

Stabilire un quadro giuridico vincolante a livello UE per garantire l’eliminazione tempestiva e socialmente equa dei sussidi europei e nazionali che danneggiano la biodiversità;

Sostenere la riallocazione dei sussidi dannosi per la biodiversità verso investimenti pubblici in soluzioni basate sulla natura;

Applicare i criteri aggiornati della tassonomia UE “Do No Significant Harm” (nessun danno significativo all’ambiente) all’intero bilancio dell’UE e alle politiche correlate, escludendo settori, aziende o attività economiche dannose per l’ambiente dal ricevere fondi o incentivi UE in futuro;

– Migliorare la trasparenza e agire immediatamente nei casi di sospetto abuso dei fondi UE a livello nazionale, inclusa, se necessario, la sospensione degli esborsi dei fondi stessi;

– Adottare e attuare strategie e piani d’azione nazionali ambiziosi per la biodiversità prima del Summit della Convenzione ONU sulla diversità biologica (CBD COP16, Convention on Biological Diversity), che si terrò in Colombia nell’autunno del 2024, concentrandosi sull’eliminazione graduale di incentivi e sussidi dannosi per la biodiversità;

– Fornire supporto finanziario per garantire una transizione equa degli agricoltori verso pratiche sostenibili;

Rivedere la Direttiva UE sulle energie rinnovabili per incentivare solo le fonti di bioenergia che rispettano la biodiversità e offrono benefici climatici significativi e a breve termine rispetto ai combustibili fossili;

– Destinare almeno il 25% del Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l’acquacoltura al sostegno dei pescatori, delle comunità costiere e degli altri stakeholder per la protezione e il ripristino dell’ambiente marino;

Assicurarsi che i progetti infrastrutturali considerino il valore della biodiversità fin dalle prime fasi di pianificazione. Reindirizzare le sovvenzioni pubbliche dalle nuove infrastrutture ad alto contenuto di carbonio, come il traffico aereo e stradale, verso opzioni di mobilità a basso contenuto di carbonio, come il trasporto pubblico, che soddisfano esigenze ambientali e sociali più ampie;

Reindirizzare le sovvenzioni dalle infrastrutture grigie di protezione dalle inondazioni, come dighe, argini e muri marini, verso soluzioni basate sulla natura o ibride, ed eliminare gradualmente le sovvenzioni per nuovi progetti idroelettrici.

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Aggiornato il 06/10/2024

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