La dengue, trasmessa dalle zanzare, è un’infezione virale che negli ultimi anni ha esteso il suo raggio d’azione, mettendo a rischio sempre più persone in tutto il mondo. Sintomi come febbre alta, forti mal di testa e dolori muscolari rendono questa malattia particolarmente debilitante e, nei casi più gravi, può portare a complicazioni serie. Questo virus infetta ogni anno circa 400 milioni di persone nelle aree più calde del pianeta, causando più di 3 milioni di morti. Il cambiamento climatico sta, inoltre, ampliando l’habitat delle zanzare portatrici del virus e provocando epidemie in un numero sempre maggiore di Paesi. Anche in Italia, in seguito al continuo aumento di casi, la malattia è al centro di un’allerta sanitaria.
Ad oggi non esiste una terapia efficace contro la dengue e le azioni di bonifica ambientale contro le zanzare non sono in grado di eliminare completamente il rischio di epidemie. Fortunatamente, però, la ricerca scientifica ha fatto un passo avanti significativo con lo sviluppo del vaccino TAK-003, meglio noto come Qdenga, ora disponibile anche in Italia. Questo vaccino, risultato di anni di studi e sperimentazioni, si è dimostrato efficace nel ridurre del 50% il rischio di contrarre la dengue, offrendo una protezione solida e duratura ed è, ad oggi, l’unico approvato in Italia e in molti Paesi europei.
A confermarlo è la prima meta-analisi al mondo sulla sua efficacia. Pubblicata sulla rivista Vaccines, l’indagine è stata realizzata da studiosi dell’Università di Bologna e dell’Università degli Studi di Ferrara. “Questa è la prima analisi complessiva a livello mondiale e siamo molto contenti dei dati emersi”, dice Lamberto Manzoli, direttore della Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva dell’Alma Mater, che ha coordinato lo studio. “Non era un esito scontato. Sono stati necessari molti anni prima di arrivare a sviluppare un vaccino contro la dengue con risultati così buoni”.
Ma come funziona esattamente questo vaccino? Qdenga agisce stimolando il sistema immunitario a produrre anticorpi contro il virus della dengue, preparandolo così a fronteggiare un’eventuale infezione. In altre parole, è come un piccolo esercito che viene addestrato a difendere il nostro organismo. Approvato in Europa nel dicembre del 2022, Qdenga, ha mostrato risultati molto promettenti.
Gli studiosi hanno esaminato e incrociato i dati dei 19 studi scientifici realizzati fino ad oggi sul vaccino, per trovare solide evidenze della sua capacità di combattere la malattia. Nel complesso sono stati presi in considerazione i casi di oltre 20.000 individui coinvolti nei diversi test, anche a distanza di più di un anno dall’ultima somministrazione, sia con una sola dose che con entrambe le dosi previste per la vaccinazione completa. I risultati mostrano che, tra chi ha ricevuto entrambe le dosi previste, più del 90% ha sviluppato gli anticorpi contro la dengue, e la risposta è molto positiva anche tra chi ha ricevuto solo una dose: più del 70% degli adulti e più del 90% dei bambini e adolescenti sviluppano gli anticorpi.
“Considerati i risultati ottenuti in termini di sicurezza, immunogenicità ed efficacia, la somministrazione di due dosi può senza dubbio rappresentare uno strumento fondamentale per la prevenzione della dengue”, conferma Maria Elena Flacco, direttrice della Scuola di Specializzazione di Sanità Pubblica dell’Università degli Studi di Ferrara e prima autrice dello studio.
Un altro aspetto positivo di questo vaccino è la sua sicurezza. Gli studi clinici hanno dimostrato, infatti, che Qdenga è ben tollerato dalla maggior parte delle persone, con effetti collaterali generalmente lievi e transitori. È raccomandato a tutti coloro che vivono o viaggiano in zone endemiche, ovvero in quelle aree dove la dengue è molto diffusa. Ma non solo. Anche a chi si reca in questi luoghi per periodi brevi, soprattutto se si tratta di viaggiatori frequenti o se si soggiorna in zone remote.
*Gli autori dello studio sono Alessandro Bianconi, Matteo Fiore e Lamberto Manzoli dell’Università di Bologna (Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche), insieme a Maria Elena Flacco, Giovanni Cioni, Giovanna Letizia Calò, Gianmarco Imperiali, Vittorio Orazi, Marco Tiseo, Anastasia Troia e Annalisa Rosso dell’Università degli Studi di Ferrara (Dipartimento in Scienze dell’Ambiente e della Prevenzione).