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Nuove prospettive nel trattamento delle malattie respiratorie allergiche

di Redazione

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Le malattie respiratorie allergiche rappresentano una sfida rilevante per la salute pubblica, a livello mondiale come nazionale. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), oltre 300 milioni di individui nel mondo sono affetti da asma, con un incremento significativo dei casi riscontrato negli ultimi decenni. In Italia, le allergie respiratorie coinvolgono circa 9 milioni di persone e, secondo dati dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), si stima che circa il 5% della popolazione (circa 3 milioni di persone) soffra di asma bronchiale. Il 10% dei pazienti asmatici presenterebbe inoltre una forma di asma grave (circa 300.000 persone).

I sintomi dell’asma possono variare da lievi a gravi e possono avere un impatto significativo sulla vita quotidiana dei pazienti, causando difficoltà respiratorie, attacchi di respiro sibilante e limitazioni nelle normali attività. La gestione dell’asma richiede un trattamento mirato e una corretta gestione dei fattori scatenanti, al fine di prevenire o ridurre al minimo gli attacchi e migliorare il benessere complessivo dei pazienti.

Negli ultimi anni l’incidenza delle allergie respiratorie sembra essere in costante aumento, con un impatto notevole non solo sulla qualità di vita dei pazienti ma anche sui costi sanitari correlati alla gestione di tali patologie. Una migliore comprensione dei fattori scatenanti e lo sviluppo di trattamenti efficaci sono fondamentali per affrontare questa sfida.

Il processo infiammatorio svolge un ruolo cruciale nelle malattie respiratorie allergiche, come l’asma e la rinite allergica. Nonostante l’epitelio polmonare, ovvero il tessuto di cellule che riveste internamente i polmoni, sia riconosciuto come uno dei principali attori nell’infiammazione respiratoria associata a tali patologie, i meccanismi sottostanti sono ancora poco conosciuti.

Una delle molecole responsabili dell’innesco di queste reazioni allergiche è stata appena scoperta da scienziati del CNRS e dell’Inserm che lavorano presso l’Institut de pharmacologie et de biologie structural (CNRS/Université Toulouse III – Paul Sabatier). Questa molecola, appartenente alla famiglia delle allarmine, denominata TL1A, viene rilasciata dalle cellule dell’epitelio polmonare pochi minuti dopo l’esposizione a un allergene di tipo muffa e collabora con un’altra allarmina, l’interleuchina-33, per allertare il sistema immunitario. Questo doppio segnale di allarme stimola l’attività delle cellule immunitarie, innescando una cascata di reazioni responsabili dell’infiammazione allergica.

Lo studio, co-diretto da Corinne Cayrol e Jean-Philippe Girard, è stato pubblicato sul Journal of Experimental Medicine il 10 aprile 2024. TL1A e le allarmine in generale sono quindi importanti bersagli terapeutici, di grande interesse per il trattamento delle malattie allergiche respiratorie. Tra qualche anno, trattamenti basati su anticorpi che bloccano l’allarmina TL1A potrebbero giovare ai pazienti affetti da asma grave o da altre malattie allergiche, responsabili di diverse centinaia di decessi ogni anno.

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Aggiornato il 05/17/2024

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