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Miss Universe Italy e ambasciatrice delle STEM: intervista con Carmen Panepinto Zayati

di Redazione

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Carmen Panepinto Zayati, la nuova Miss Universe Italy 2023, è un’icona di bellezza e intelligenza che ha rappresentato l’Italia nella competizione internazionale di Miss Universe.

Panepinto Zayati si è laureata in Ingegneria elettronica a Pisa e attualmente sta perseguendo gli studi in Ingegneria biorobotica presso la Scuola Superiore Sant’Anna. Il suo obiettivo è specializzarsi in protesi bioniche ed organi artificiali.

Carmen Panepinto Zayati si distingue anche per la sua missione personale, avendo fatto della promozione dell’empowerment delle donne nel campo STEM il cuore della sua attività. Consapevole delle sfide che le donne affrontano in questi settori, la nuova Miss Universe Italy si impegna a sconfiggere gli stereotipi che possono costituire barriere per il successo femminile, in particolare in campo scientifico.

Nell’intervista con S-citizenship, Carmen Panepinto Zayati ha condiviso la sua passione per la biorobotica, l’impegno nella promozione dell’empowerment femminile nelle STEM e l’intenzione, attraverso la partecipazione a Miss Universe, di sfidare gli stereotipi di genere.

Come è nata la sua passione per l’ingegneria, e in particolare, cosa l’ha spinta a specializzarsi in Ingegneria biorobotica? 
Fin dall’infanzia, mi sono posta la profonda domanda del senso della vita, un interrogativo intrinseco alla nostra natura umana. Nel corso degli anni, ho intrapreso un viaggio interiore alla ricerca di una risposta, consapevole che il significato della vita è un concetto personale e soggettivo. Ho compreso che non esiste un unico senso della vita universale, ma che ciascuno di noi può attribuire significato alla propria esistenza attraverso il nostro impegno nel mettere a frutto le nostre capacità e talenti naturali per influenzare positivamente la vita degli altri.

Il mio obiettivo di vita è stato sempre guidato dalla volontà di lasciare un’impronta positiva nel mondo, cercando costantemente modi per rendere il nostro pianeta un luogo migliore per le generazioni future. La mia passione e la mia curiosità per il corpo umano si sono rivelate il terreno fertile attraverso il quale ho deciso di dare il mio contributo. Ritengo che la bionica sia la chiave per il prossimo significativo passo avanti nell’evoluzione umana e intendo essere parte integrante di questo processo, impegnandomi a rendere le soluzioni bioniche accessibili a tutti. La mia avventura nel campo della biorobotica ha avuto inizio già al liceo, quando ho realizzato la mia prima protesi stampata in 3D a basso costo. Questo progetto ha rispecchiato una consapevolezza cruciale: il paradosso che spesso coloro che necessitano di soluzioni bioniche vivono in paesi in via di sviluppo con difficoltà socioeconomiche. 

Durante il mio percorso formativo, ogni competizione vinta ha alimentato la fiamma della mia dedizione, come vincere il Samsung Innovation Campus, arrivare top 3 al Huawei Seeds for the future, o aver presentato le mie ricerche sull’HIV all’età di 17 anni a una Summer school a Cambridge a cui in genere partecipano dottorandi. E tutte queste esperienze hanno rafforzato la convinzione che attraverso l’ingegneria si possono trasformare idee audaci in realtà tangibili. 

La mia passione per l’ingegneria biorobotica è più di una scelta di carriera; è un profondo impegno a contribuire a innovazioni che possano generare impatti positivi e duraturi nella vita delle persone e nel pianeta.

Cosa ha significato per lei diventare Miss Universe Italy 2023 e rappresentare l’Italia alla finale di Miss Universe a El Salvador? 
Il titolo di Miss Universe Italy 2023 e la mia partecipazione alla finale mondiale in El Salvador rappresentano non solo un onore, ma un’opportunità straordinaria di utilizzare la mia voce per mettere in evidenza l’importanza dell’empowerment delle donne nelle discipline STEM. 

Il gender gap significativo presente nei settori STEM, che si riflette nel ridotto numero di donne che studiano queste materie, nella ridotta presenza di professioniste in questi campi e nel ridotto accesso delle donne a posizioni di senior leadership, sottolinea l’urgenza di affrontare la questione dell’empowerment femminile. 

Questo processo si sviluppa su tre livelli distinti e tramite il mio percorso di vita e accademico, e tramite la mia partecipazione a Miss Universe, intendo contribuire attivamente a ognuno di essi. 

Il primo livello è individuale e implica l’acquisizione delle competenze necessarie per sviluppare le abilità personali. Ciò può essere realizzato attraverso l’accesso equo delle donne a opportunità educative, in cui l’equità, diversamente dalla semplice uguaglianza, tiene conto delle diverse circostanze delle persone, garantendo una giusta distribuzione di risorse e opportunità per consentire a tutti di raggiungere risultati paritari.

Il secondo livello è relazionale, in cui la donna diventa una partecipante attiva nella propria comunità, sviluppando la capacità di definire obiettivi personali, intraprendere azioni concrete per realizzarli e, alla fine, prendere decisioni che influenzano il proprio destino. Attraverso la mia partecipazione a Miss Universe intendo fungere da modello positivo per le donne, dimostrando l’importanza di diventare partecipanti attive nella propria comunità. Voglio incoraggiare altre donne a individuare le proprie passioni, stabilire obiettivi significativi e prendere iniziative concrete per realizzarli. 

Il terzo livello è sociale, dove la donna acquisisce la capacità di influenzare e generare cambiamenti positivi su vasta scala, incidendo su diversi settori della società, dalla politica all’economia, dalla scienza alla cultura. La piattaforma di Miss Universe mi ha fornito l’opportunità di sollevare la questione dell’empowerment femminile nelle STEM su scala globale, usando la mia voce per parlare di questioni cruciali legate al gender gap in questi settori. Intendo usare questa piattaforma come un veicolo di cambiamento, utilizzando la mia voce per ispirare le donne a perseguire i propri obiettivi e per sradicare gli stereotipi di genere che ancora persistono. Ma voglio soprattutto evidenziare il ruolo tangibile che le materie STEM hanno nello sviluppo del futuro, contribuendo così a creare consapevolezza sulla necessità di una maggiore partecipazione femminile in ambiti scientifici e tecnologici. 

Durante questi mesi, ho ricevuto numerosi messaggi da ragazze ispirate dal mio percorso, che hanno condiviso le loro storie e difficoltà. Queste testimonianze mi hanno fornito preziosi spunti su quali tematiche approfondire, sia nel mio ruolo di ingegnere che in quello di Miss Universe Italy. E questa condivisione mi ha motivata ulteriormente nell’affermare che le nostre voci possono essere utilizzate come catalizzatori per il cambiamento. 

Quali sono i suoi obiettivi futuri riguardo alla specializzazione in protesi bioniche ed organi artificiali, e come pensa che la tecnologia possa migliorare la qualità della vita delle persone? 
Ritengo fondamentale lo sviluppo delle capacità delle persone, sia fisiche che mentali, per il progresso della società. Al momento, mi sto dedicando a promuovere tale progresso sia a livello mentale, insegnando e supportando lo sviluppo cognitivo dei giovani, che a livello fisico, attraverso la mia specializzazione in biorobotica. 

Fin dall’epoca del liceo, ho svolto il ruolo di tutor in materie scientifiche e, all’età di 16 anni, ho dedicato del tempo come insegnante volontaria di inglese in scuole elementari situate in zone rurali della Thailandia. Attualmente, la mia attenzione è focalizzata sulla biorobotica, con uno specifico interesse nello studio e nello sviluppo di protesi bioniche, organi artificiali, rigenerazione dei tessuti e macchinari per la riabilitazione. 

Tuttavia, i miei obiettivi a lungo termine in questo ambito vanno oltre la semplice progettazione tecnologica. Ambisco a continuare uno studio approfondito delle straordinarie soluzioni offerte dalla natura, prendendo ispirazione, ad esempio, dalla capacità di rigenerazione degli arti delle salamandre, dalla mimetizzazione dei polpi e dalla super-idrofobia delle foglie di loto. La mia speranza è quella di identificare soluzioni bio-ispirate e innovative per affrontare le sfide umane. Basti pensare ad esempio a come se gli umani acquisissero le stesse capacità di rigenerazione degli arti delle salamandre, non ci sarebbe nemmeno più bisogno di sviluppare protesi. 

La mia ambizione è quella di rendere queste soluzioni accessibili a tutti. Attualmente, nel panorama scientifico, si osserva un paradosso: nonostante l’avanzamento tecnologico, molte delle soluzioni innovative rimangono fuori dalla portata di coloro che ne hanno più bisogno, a causa delle loro condizioni socioeconomiche. Ad esempio, questa disparità diventa particolarmente evidente quando si considera che la maggioranza degli amputati proviene da paesi in via di sviluppo. In queste regioni, non solo l’accesso a risorse mediche è spesso limitato, ma si affronta anche un problema più profondo legato alle percezioni culturali delle disabilità. In molte comunità in via di sviluppo, le disabilità vengono talvolta interpretate come punizioni divine, creando un contesto in cui gli individui con disabilità possono sperimentare alienazione e discriminazione sociale. 

La democratizzazione delle soluzioni tecnologiche non si limita quindi solo alla loro disponibilità materiale, ma si estende anche a una comprensione più ampia e inclusiva delle sfide che le persone affrontano a causa delle loro condizioni di salute. Sono determinata a tradurre il progresso scientifico in benefici tangibili per tutte le persone, indipendentemente dal contesto da cui provengono. 

Un argomento su cui la nostra testata ha sempre cercato di mantenere alta l’attenzione è la prevalenza maschile nel mondo STEM e in generale gli stereotipi legati alle donne nel campo scientifico. Quali sfide, se ce ne sono state, ha affrontato personalmente? 
A livello personale, ho sempre affrontato le sfide legate alla prevalenza maschile nel mondo STEM e agli stereotipi di genere associati alle donne nel campo scientifico. Ho sperimentato situazioni in cui le aspettative culturali e sociali hanno cercato di limitare le opportunità per le donne nelle discipline scientifiche. Ad esempio, in alcuni contesti, ho notato una mancanza di rappresentanza femminile nei ruoli di leadership o un atteggiamento preconcetto che presumeva la mia idoneità basandosi sul genere anziché sulle competenze.

Il mio percorso ha comportato l’esperienza di essere costantemente in minoranza, una condizione che, purtroppo, genera sentimenti condivisi da molte donne in campo STEM, quelli di paura e inadeguatezza. Un chiaro ricordo di questo sentimento risale al mio primo giorno di lezione durante la mia laurea triennale in Ingegneria elettronica, in un’aula con 120 persone, di cui solo 4 erano ragazze. Situazioni di questo tipo contribuiscono purtroppo a far provare a noi donne sensazioni di non appartenenza. 

La mia personale esperienza ha forgiato la mia missione di sfidare gli stereotipi e promuovere un ambiente più inclusivo per le donne e le ragazze nel mondo STEM. Essere consapevole della sottorappresentazione femminile ha rafforzato il mio impegno nel affrontare le sfide, dimostrare il mio valore e far risuonare la mia voce in un contesto spesso dominato da prospettive maschili. 

Attualmente, nel ruolo di Miss Universe Italy, mi sto dedicando a portare l’attenzione su questa problematica e a impiegare la mia voce in una lotta più incisiva per affrontarla e per rompere tutti gli stereotipi. Credo fermamente che la diversità di genere in ogni campo sia essenziale, in quanto porta con sé prospettive uniche che stimolano l’innovazione.



Carmen Panepinto Zayati è nata a Vittoria nel 1999. Ha conseguito la laurea triennale in Ingegneria elettronica presso l’Università di Pisa e attualmente sta perseguendo la laurea magistrale in Ingegneria Biorobotica presso la Scuola Superiore Sant’Anna. Ha vinto competizioni come il Samsung Innovation Campus e ha studiato presso l’Università di Cambridge, dove ha condiviso le sue ricerche sull’HIV. Carmen Panepinto Zayati aspira a colmare il divario di genere nelle STEM e a rendere l’innovazione scientifica accessibile a tutti. Inoltre, si impegna nel volontariato per migliorare l’educazione e il benessere in regioni svantaggiate, con l’obiettivo di generare un impatto positivo e sostenibile a livello globale.

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Aggiornato il 05/15/2024

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