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Giornata mondiale senza tabacco 2024: proteggere i bambini dalle interferenze dell’industria del tabacco

di Redazione

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Ogni anno, il 31 maggio, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e i suoi partner celebrano la Giornata mondiale senza tabacco, una ricorrenza che sensibilizza il pubblico sui pericoli del tabagismo, sulle pratiche commerciali delle aziende produttrici di tabacco, sulle iniziative dell’OMS per combattere l’epidemia di tabacco e su come le persone di tutto il mondo possono rivendicare il loro diritto alla salute e a una vita sana, proteggendo le generazioni future.

Gli Stati membri dell’Organizzazione Mondiale della Sanità hanno istituito la Giornata mondiale senza tabacco nel 1987 per attirare l’attenzione globale sull’epidemia di tabacco e sulle morti e malattie prevenibili che essa provoca. Nel 1987 l’Assemblea Mondiale della Sanità ha approvato la risoluzione WHA40.38, che designava il 7 aprile 1988 come “giornata mondiale senza fumo”, mentre l’anno successivo è stata approvata una nuova risoluzione, la WHA42.19, che ha stabilito di celebrare ogni anno la Giornata mondiale senza tabacco ogni anno il 31 maggio.

La giornata 2024 è dedicata al tema “Proteggere i bambini dalle interferenze dell’industria del tabacco”.  Secondo l’OMS infatti, l’industria del tabacco punta ai giovani per garantirsi profitti a lungo termine, creando una nuova generazione di dipendenti. I bambini usano le sigarette elettroniche a tassi superiori rispetto agli adulti in tutte le regioni e a livello globale si stima che 37 milioni di giovani tra i 13 e i 15 anni facciano uso di tabacco. La Giornata mondiale senza tabacco 2024 è un mezzo con cui l’OMS vuole sollecitare i governi a proteggere i giovani dalle tattiche di marketing aggressive dell’industria del tabacco.

In occasione di questa ricorrenza, l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), in collaborazione con l’Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri” (IRCCS) e la Società Italiana di Tabaccologia, ha organizzato un convegno per approfondire la tematica proposta dall’OMS e per presentare i dati del Rapporto sul consumo di tabacco e nicotina in Italia, dell’attività del Telefono Verde contro il Fumo e dell’attività di mappatura dei Centri Antifumo.

In Italia, la maggioranza degli adulti tra i 18 e i 69 anni non fuma (59%) o ha smesso di fumare (17%), mentre un italiano su quattro è fumatore (24%). Tuttavia, questa percentuale aumenta tra i giovani, di cui il 30,2% usa almeno un prodotto tra sigarette tradizionali, tabacco riscaldato o sigarette elettroniche. Nella stessa fascia di età, il consumo simultaneo di diversi prodotti (policonsumo) raddoppia. Questi dati emergono da due indagini dell’ISS: la sorveglianza Passi del Centro Nazionale per la Prevenzione delle Malattie e la Promozione della Salute (Cnapps) per gli adulti, e l’indagine sul consumo di tabacco e nicotina tra gli studenti per l’anno scolastico 2023-2024 del Centro Nazionale Dipendenze e Doping per i giovani. I risultati di questa seconda indagine, basata su dati recentissimi raccolti tra febbraio, marzo e i primi dieci giorni di aprile 2024, sono stati presentati da Luisa Mastrobattista, ricercatrice del Centro Nazionale Dipendenze e Doping e presso l’Osservatorio Fumo, Alcol e Droga dell’Istituto Superiore di Sanità.

“Negli ultimi 15 anni la percentuale di fumatori si è ridotta, ma troppo lentamente. Erano il 30% nel 2008, adesso si attestano al 24%. Questo processo va accelerato puntando sulla prevenzione, che deve partire dalle scuole. Sono infatti proprio le scuole uno dei luoghi principali in cui costruire una socialità tra i bambini e ragazzi che punti a promuovere stili di vita sani, come l’abitudine a non fumare”, ha dichiarato il Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Rocco Bellantone, ribadendo in apertura dei lavori come il quadro sia allarmante per la salute pubblica e richieda interventi legislativi efficaci nella prevenzione.

Circa uno studente italiano su tre, tra i 14 e i 17 anni (30,2%), ha utilizzato un prodotto a base di tabacco o nicotina negli ultimi trenta giorni, includendo sigarette tradizionali, elettroniche e tabacco riscaldato. Il consumo è leggermente più elevato tra le ragazze rispetto ai ragazzi. Il policonsumo, ovvero l’uso simultaneo di diversi prodotti, è quasi raddoppiato rispetto all’ultima rilevazione del 2022, attestandosi al 62,4% rispetto al precedente 38,7%.

Il consumo, soprattutto di sigarette tradizionali ma anche di dispositivi a tabacco riscaldato e sigarette elettroniche, si concentra principalmente nei fine settimana, e l’età del primo contatto con la nicotina varia tra i 13 e i 14 anni. Non sembrano esserci controlli rigorosi sull’età al momento dell’acquisto, poiché la maggior parte dei ragazzi intervistati ha dichiarato di aver acquistato personalmente i prodotti al bar o dal tabaccaio.

Circa un terzo dei genitori è a conoscenza del fatto che i ragazzi utilizzano prodotti a base di tabacco o nicotina e tendono a tollerare maggiormente l’uso dei nuovi prodotti rispetto alle sigarette tradizionali (15,3% per i prodotti a tabacco riscaldato, 16,5% per le sigarette elettroniche e 9,9% per le sigarette tradizionali).

“Il marketing sempre più aggressivo nei confronti di questa fascia di età dei prodotti a base di nicotina, che passa da strumenti come il packaging e l’aspetto esteriore dei dispositivi sempre più ‘accattivante’ all’ideazione di sapori ‘fruttati’ più vicini al gusto dei giovani sta facendo sì che l’uso sia sempre più diffuso” ha dichiarato Simona Pichini, Direttrice del Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Iss. “Non a caso l’Oms ha scelto come slogan per la giornata di quest’anno ‘Proteggere i bambini dalle interferenze dell’industria del tabacco’. Non bisogna dimenticare che la nicotina è una sostanza che dà dipendenza, e che ci sono evidenze degli effetti negativi per la salute anche dall’uso di questo tipo di dispositivi”.

Silvio Angelo Garattini, Presidente dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri”, ha sottolineato come arrivati al 26esimo anno di convegno la situazione non sia migliorata. Con sempre più prodotti che contengono nicotina sul mercato, la dipendenza (e le vendite) sono assicurate. Garattini ha inoltre ricordato come il fumo sia un fattore di rischio per numerose malattie, non solo come generalmente noto per il tumore ai polmoni, ma anche per malattie diverse come l’artrite reumatoide, la cataratta o l’ictus cerebrovascolare. Garattini auspica, su queste tematiche, un intervento più incisivo da parte del governo.

Maria Sofia Cattaruzza, Presidente Società italiana di Tabaccologia, ha evidenziato come la percezione diffusa che questi nuovi prodotti (sigarette elettroniche e tabacco riscaldato) siano quasi innocui mentre non è affatto così, come dimostrato da nuovi e autorevoli studi, sia un grave problema. In Italia, in particolare, le percentuali di utilizzo sono altissime e oltre il 55% dei ragazzi ha riferito di aver utilizzato i nuovi dispositivi. Questo fa pensare che i ragazzi sottovalutino fortemente diversi aspetti legati al loro uso e Cattaruzza sottolinea come sia necessario provare a comunicare attraverso i canali e le modalità utilizzati dai giovani per veicolare in maniera efficace una maggior consapevolezza.

La Società Italiana di Tabaccologia ritiene necessaria l’equiparazione legislativa dei nuovi prodotti con quelli tradizionali, estendendo i divieti nei luoghi all’aperto molto frequentati come dehors e spiagge, nonché l’eliminazione delle agevolazioni fiscali.

Sono inoltre intervenuti, durante la prima sessione dei lavori, Girolamo Sirchia, Tesoriere e segretario della Fondazione “Il Sangue”, già Ministro della Salute, la dottoressa Daniela Galeone, Direttrice dell’Ufficio 8 – Promozione della salute e prevenzione e controllo delle malattie cronico-degenerative del Ministero della Salute, e Maurizio Fiasco, Presidente di Alea, Associazione per lo studio del gioco d’azzardo e dei comportamenti a rischio.

Sirchia ha portato l’attenzione sul possibile utilizzo, anche nei confronti dello svapo, di uno strumento legislativo di cui già disponiamo, ossia la Legge 16 gennaio 2003, n. 3, una norma a tutela della salute pubblica e dei diritti dei non fumatori che ha esteso il divieto di fumo in tutti i locali pubblici, mentre Fiasco ha osservato come ci sia una dannosa delegittimazione della domanda di terapia per la dipendenza da tabacco e come quando la addiction è riferita a sostanze o comportamenti commercializzati capillarmente la percentuale di pazienti in carico al servizio sanitario nazionale decresca.

Infine, per quanto riguarda i centri antifumo, nel 2023, anno di riferimento dell’ultima rilevazione, si è registrato un calo del numero di strutture presenti sul territorio, ossia 223, in diminuzione rispetto ai 241 dell’anno precedente. La regione con il maggior numero di centri è ad oggi il Piemonte, con 31 strutture, seguita dalla Lombardia con 29 e dal Veneto con 27.

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Aggiornato il 06/03/2024

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