Abbiamo intervistato Elvira Marasco, presidente di AW20 e fondatrice della delegazione italiana del Women 20 (W20), gruppo di engagement del G20. Marasco ci ha raccontato come è nata l’associazione, le sue principali attività e strategie per favorire il progresso delle donne a livello globale.
Con la presidente Marasco abbiamo ripercorso i momenti salienti della presidenza italiana del G20 nel 2021 e abbiamo approfondito le sfide affrontate nel summit 2024 del Women 20, da poco svoltosi a Rio de Janeiro.
Lei è presidente di AW20 e fondatrice della delegazione italiana del Women 20. Potrebbe raccontarci come è nata l’associazione e quali sono le sue principali attività e obiettivi?
«È molto semplice, il Women20, che è un gruppo di engagement del G20, non ha una struttura giuridica nel mondo, quindi abbiamo riflettuto e abbiamo pensato che volevamo portare avanti i nostri temi avendo una struttura che ci desse la possibilità di farlo in maniera organizzata. Abbiamo quindi deciso di fondare questa associazione che riprende tutti i principi del Women20, ma che dandoci una forma giuridica ci dà anche la possibilità di accedere a progetti e quindi anche di autofinanziarci, perché noi non prendiamo nessuna fee per le nostre associate, che sono poche e sono poi le stesse persone con cui lavoriamo. Insomma non è solamente una forma associativa nel senso stretto della parola, ma proprio nella condivisione dei nostri valori. Abbiamo deciso di fare l’associazione anche per avere una posizione diversa nel mondo della società civile e per essere più importanti e rappresentate. L’idea di creare l’associazione l’abbiamo condivisa anche con le delegate di altri Paesi, che si stanno a loro volta organizzando, perché comunque abbiamo bisogno di una forma giuridica per qualsiasi cosa vogliamo fare. Anche se volessimo avere una sponsorizzazione, dobbiamo avere una struttura che testimonia che paga le tasse, che fa tutta una serie di atti che servono per ricevere eventualmente una somma. E poi partecipando a diversi progetti europei e italiani abbiamo un know-how importante per cui ci è sembrata la cosa migliore da fare».
Ogni anno il W20 redige un Communiqué, un documento che viene sottoposto alla presidenza di turno del G20 per essere incluso nelle conclusioni del vertice. Durante la presidenza italiana del 2021, ben 12 raccomandazioni del Communiqué sono state integrate nel documento finale. Può illustrarci quali erano le principali raccomandazioni di quell’anno e come i governi, quello italiano in particolare, hanno proseguito il loro impegno su questi temi?
«Allora, forse la cosa che ci ha dato maggiore soddisfazione è che, durante la presidenza italiana, il governo si è impegnato a fare la prima conferenza sul Women Empowerment. L’Italia nel 2021 è stato il primo Paese del G20 a fare questa conferenza che adesso è ripetuta annualmente da tutti i G20 ed è stata presa come una consuetudine. Oltre ai lavori di tutti i settori, di tutti i ministeri che vengono coinvolti, c’è anche quello del Women Empowerment che viene organizzato dal Ministero delle Pari Opportunità. È importante perché è stata sottolineata l’importanza di questo ministero. Poi nelle 12 linee riprese nella Road Map prodotta dal G20 italiano, che era una sorta di memorandum per le future presidenze, è stato ripreso anche altro. All’epoca uscivamo dal covid e avevamo dato peso alla dichiarazione fatta per tenere l’attenzione molto viva su quello che era il care service, soprattutto in un’ottica al femminile visto che avevamo constatato che durante questo periodo era aumentata la violenza perché le persone erano costrette in casa e anche per il fatto che una grandissima parte della forza lavoro medicale, infermieri e medici, erano donne ed erano sottoposte a degli stress molto importanti. Quindi nella dichiarazione finale c’era la volontà di perseguire e continuare con questa attenzione che era stata sottolineata a causa del covid. Adesso per fortuna questa cosa è un ricordo passato ma è un topic che mettiamo sempre nelle nostre considerazioni. Queste due cose hanno, secondo noi, una rilevanza non da poco, e naturalmente altre cose che avevamo molto sottolineato erano l’economia circolare e le città a misura di persona, tenendo conto del fatto per noi molto importante che per le donne, i giovani e i migranti ci debba essere un lavoro decente e dignitoso, si debbano assistere quelle che sono le popolazioni più fragili.
Queste parti sono state riprese, poi se le devo dire oggettivamente se c’è stata la messa a terra o se queste sono rimaste solo chiacchiere, diciamocela tutta, nì. Cioè c’è una consapevolezza maggiore, almeno di una parte delle istituzioni, anche se adesso è un periodo delicato per certe situazioni e c’è una certa regressione, ma io sono una persona positiva e penso che se uno insiste qualcosa poi si fa. Io non credo molto in queste carte, quello che vedo è che se le persone che leggono queste carte capiscono che c’è un cambiamento e si può migliorare, questa è la cosa importante. Perché riunirsi e fare un Communiqué è ordinaria amministrazione, bisogna poi sempre sperare che siano persone che si illuminino di fronte a una proposta del genere e abbiano voglia di migliorare le cose».
La delegazione italiana ha recentemente partecipato al summit 2024 del W20 tenutosi a Rio de Janeiro. Potrebbe condividere con noi come si sono svolti i lavori e quali sono state le tematiche più rilevanti trattate nel Communiqué di quest’anno?
«Sì, possiamo farlo perché il Communiqué è ufficiale. Noi italiane abbiamo battagliato per tenere l’asticella alta, perché in questo contesto ci sono la Russia, l’India, l’Indonesia, Paesi che non sono vere democrazie e abbiamo dovuto un po’ patire per far passare alcune sottigliezze causate da parole che in questi Paesi erano proibite. Quindi c’è stato un grande lavoro anche di wording per cercare di far passare dei concetti come per esempio quello della violenza nascosta. Quando si combatte la violenza contro le donne bisogna anche tenere in considerazione la violenza nascosta, che ha tante forme. Siccome il problema della hidden violence, questa è la definizione inglese, era impossibile da far passare perché le russe non lo capivano, le turche hanno detto di no e così via, noi abbiamo trovato la definizione di “violenza non denunciata”. In questo modo è passato. Questo per dirle che alle volte si perde una giornata per una parola per ottenere un risultato. In ogni caso le brasiliane hanno seguito anche dei nostri suggerimenti e quindi ci sentiamo in linea con questo Communiqué, siamo contente del lavoro fatto e adesso vediamo cosa esce veramente».
Ci sono figure o esperienze che l’hanno influenzata particolarmente nel suo percorso e hanno plasmato la sua visione e le sue strategie di azione? Guardando ai giovani e alla nuova generazione di donne leader, quali sono i consigli che darebbe a chi desidera fare la differenza in ambito politico o sociale?
«Ho lavorato per tantissimi anni nella presidenza di una grandissima associazione di donne imprenditrici italiane. Quest’esperienza è stata il mio backbone e mi sono resa conto di come sia difficile lavorare con le donne, perché a volte le donne sono le prime nemiche di sé stesse. Ho conosciuto tantissime donne straordinarie ma anche tantissime a cui piaceva fare la guerra, e ho provato sulla mia pelle che le mie competenze o quelle di altre colleghe erano a volte offuscate dal fatto che potessimo essere un pericolo per qualcuna. Le competenze alla fine escono sempre ma bisogna avere testardaggine, essere sicuri di fare le cose per bene e studiare sempre, perché bisogna essere sempre sul pezzo. Leggere e studiare sempre. Non sopravvalutare o sottovalutare mai nessuno, e formarsi. Perché un grosso gap che vedo oggi nei giovani è questa voglia di essere subito qualcosa senza avere un percorso, saltando la gavetta.
Le due persone che sono state il mio punto di riferimento: quando ero giovane, Tina Anselmi. Ho sempre guardato a lei pensando che volevo fare quello che faceva lei. Non ci sono sempre riuscita, in alcuni aspetti, ma l’ho seguita, lei e il suo modo di fare stupendo. È una persona che per me ha contato tantissimo. In tempi più recenti, sono molto vicina a una professoressa indiana, che è stata mia collega nel Women 20 e con la quale ho fatto tantissimi lavori, che si chiama Pam Rajput. È una femminista indiana dei primi tempi, professoressa emerita dell’Università di Chandigarh, nel nord dell’India, una persona da cui si può solo imparare, una donna che non parla mai a sproposito. Poi naturalmente ho anche tante colleghe con cui lavoro molto bene e con cui spero di continuare a farlo».

Elvira Marasco, Senior Advisor, Gender Equality Expert e giornalista, da gennaio 2022 presiede l’associazione AW20 che si occupa di portare avanti le tematiche del W20 attraverso un Osservatorio che raccoglie e valorizza i contributi prodotti dal 2015. Dal 2006 si interessa di medicina di genere e nel 2020 ha istituito la commissione Equità in Salute nell’ambito della presidenza italiana del G20. Cofondatrice della delegazione italiana del W20, è stata Co Chair del gruppo di lavoro Discriminazione durante la presidenza indonesiana del 2022. Dal 2014 è Responsabile delle Relazioni Internazionali di SOLYMED Events e Rappresentante per l’Italia del Grupo Empresarial PALCO di Cuba (Autorità Fiera di Cuba). Dal 2005 al 2014 e poi dal 2017 ad oggi ha ricoperto il ruolo di Senior Advisor del Presidente Nazionale di AIDDA (Associazione Donne Dirigenti Imprenditrici Aziendali) con il compito di gestire le relazioni esterne ed istituzionali. Marasco è parte della Commissione per l’uguaglianza di genere nella Federazione mondiale del termalismo FEMTEC e dal 2013 ha una rubrica fissa sulla rivista online Futuro Europa.