Articoli

Come il riscaldamento globale aumenta il rischio cardiovascolare

di Redazione

3 minuti

11/09/2026

La crisi climatica non sta modificando soltanto l’ambiente in cui viviamo, ma anche le nostre condizioni di salute. L’aumento delle temperature, la maggiore frequenza delle ondate di calore, l’inquinamento atmosferico e gli eventi meteorologici estremi possono, infatti, incidere sul rischio cardiovascolare, aggravando condizioni come ipertensione, diabete e alterazioni dei livelli di colesterolo e trigliceridi.

A mettere in evidenza questo legame è una revisione sistematica delle evidenze scientifiche pubblicata sullo European Journal of Preventive Cardiology, alla quale ha partecipato Anna Vittoria Mattioli, professoressa al Dipartimento di Scienze per la Qualità della Vita dell’Università di Bologna. Il quadro che emerge è quello di una relazione sempre più stretta tra cambiamento climatico e salute cardiovascolare, con effetti che possono concentrarsi soprattutto sulle fasce di popolazione più vulnerabili.

Tra le conseguenze più immediate dell’aumento delle temperature c’è lo stress imposto al sistema cardiovascolare. Quando l’organismo deve affrontare condizioni di caldo intenso, mette in atto una serie di meccanismi per disperdere il calore. Una maggiore quantità di sangue viene indirizzata verso la superficie della pelle e aumenta la frequenza cardiaca.

La perdita di liquidi attraverso la sudorazione contribuisce, inoltre, a ridurre il volume plasmatico e può aumentare la viscosità del sangue, favorendo uno stato protrombotico. In condizioni particolarmente estreme, questa combinazione di fattori può contribuire allo sviluppo del colpo di calore.

Per ogni aumento di un grado della temperatura corporea, la frequenza cardiaca può aumentare mediamente di circa 10 battiti al minuto, arrivando fino a 26 battiti nei soggetti più vulnerabili. Anche la gittata cardiaca aumenta, in media, di circa un litro al minuto. Il problema diventa, quindi, particolarmente rilevante durante le ondate di calore, quando l’esposizione alle alte temperature si protrae nel tempo. Secondo la revisione, temperature ambientali elevate e ondate di calore sono associate a un aumento della morbilità e della mortalità cardiovascolare e possono contribuire anche all’incremento del rischio di ipertensione e diabete.

Inoltre, non tutte le persone affrontano il caldo nello stesso modo. Con l’età, infatti, diminuisce la capacità dell’organismo di adattarsi alle alte temperature. Gli anziani presentano una minore capacità di vasodilatazione cutanea, una risposta sudoripara ridotta e una percezione della sete meno efficace. Durante un’ondata di calore, questi fattori possono aumentare il rischio di disidratazione, esaurimento da calore e colpo di calore, soprattutto in presenza di malattie cardiovascolari o di altre condizioni croniche.

La vulnerabilità non dipende però soltanto dall’età. La revisione evidenzia anche il ruolo delle condizioni socioeconomiche e di fattori legati al genere. Le persone che vivono in contesti socioeconomicamente svantaggiati possono essere maggiormente esposte agli effetti del caldo e dell’inquinamento, mentre le donne possono risentire in modo sproporzionato di alcune conseguenze della crisi climatica sulla qualità dell’alimentazione e sulla salute cardiometabolica, anche in relazione a caratteristiche fisiologiche e responsabilità legate alla cura e all’alimentazione.

Il cambiamento climatico agisce sulla salute cardiovascolare attraverso diversi percorsi. Uno dei più importanti è l’inquinamento atmosferico, che può sommarsi agli effetti delle temperature elevate. L’aria che respiriamo, in particolare quando contiene elevate concentrazioni di polveri sottili, rappresenta, infatti, un ulteriore fattore di rischio per il sistema cardiovascolare. Per questo motivo, intervenire contemporaneamente sul cambiamento climatico e sull’inquinamento può produrre benefici su entrambi i fronti.

Secondo gli autori, una riduzione dell’uso dei combustibili fossili avrebbe, quindi, un effetto che va oltre la mitigazione del riscaldamento globale. La stima riportata nello studio indica che la loro eliminazione graduale a livello globale potrebbe evitare circa 5,1 milioni di decessi prematuri ogni anno attribuibili all’inquinamento atmosferico.

Di fronte a questi rischi, la risposta non può limitarsi alla gestione delle emergenze durante le ondate di calore. Una parte importante della strategia riguarda la capacità di individuare in anticipo le persone maggiormente esposte e predisporre interventi specifici. A questo livello possono affiancarsi interventi territoriali e strategie di adattamento capaci di ridurre l’esposizione al caldo e all’inquinamento.

Anche la progettazione delle città diventa, quindi, una questione di salute cardiovascolare. Una pianificazione urbana che favorisca il trasporto pulito, la presenza di spazi verdi e una riduzione delle fonti di emissione può contribuire a diminuire l’esposizione agli inquinanti atmosferici e, allo stesso tempo, a rendere gli ambienti urbani più resilienti alle temperature estreme.

Riproduzione Riservata © 2024 Scitizenship

Aggiornato il 09/11/2026

Articoli correlati