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Cancro al seno: nuove prospettive per l’immunoterapia

di Redazione

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14/02/2025

L’immunoterapia rappresenta una delle frontiere più promettenti nella lotta contro il cancro. A differenza delle terapie tradizionali, come la chemioterapia o la radioterapia, che attaccano direttamente le cellule tumorali, l’immunoterapia sfrutta il sistema immunitario del paziente per riconoscere e distruggere il tumore. Tra le strategie più avanzate vi sono gli inibitori dei checkpoint immunitari e le terapie a base di cellule T modificate. La ricerca è in continua evoluzione e i meccanismi che governano la risposta immunitaria al cancro sono ancora oggetto di approfondimento.

Un recente studio condotto dall’Istituto per l’Endocrinologia e l’Oncologia Sperimentale del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Ieos) e dall’Università Federico II di Napoli ha approfondito il legame tra sistema immunitario e tumore al seno, individuando nei linfociti T regolatori (Treg) un nuovo bersaglio terapeutico. Queste cellule, normalmente coinvolte nel mantenimento dell’equilibrio immunitario, possono invece favorire la crescita del tumore, soprattutto in presenza di un microambiente particolarmente aggressivo.

“I linfociti Treg svolgono un ruolo cruciale nel decorso dei tumori e in particolar modo del carcinoma mammario. Essi, infatti, limitano la risposta immunitaria antitumorale attraverso l’espressione di molecole di superficie inibitorie, note con il nome di checkpoint. Ciò in pratica favorisce la progressione e la successiva metastatizzazione del tumore” ha spiegato Veronica De Rosa, immunologa del Cnr-Ieos. “Tuttavia, se i linfociti Treg sono bloccati, soprattutto nelle fasi iniziali della malattia, ciò potrebbe permettere al sistema immunitario di riattivarsi per distruggere il tumore.”

Il team di ricerca ha individuato un sottogruppo specifico di linfociti Treg, caratterizzati dalla presenza della proteina FOXP3E2, che può fungere da marcatore prognostico. Attraverso la biopsia liquida, è stato possibile misurare la loro concentrazione nel sangue e prevedere l’evoluzione della malattia fin dalle prime fasi.

“I tumori primari di donne affette da carcinoma mammario ormono-positivo presentano una maggiore quantità di linfociti Treg che esprimono una variante della proteina FOXP3 (FOXP3E2)” ha aggiunto De Rosa. “Misurando la loro frequenza nel sangue, siamo stati in grado di predire la prognosi delle pazienti già al momento della diagnosi.”

L’analisi computazionale dei dati raccolti ha evidenziato che il ruolo dei linfociti Treg FOXP3E2 non si limita al carcinoma mammario, ma potrebbe essere rilevante anche in altri tumori, come il carcinoma papillare renale, il carcinoma a cellule squamose della cervice e l’adenocarcinoma polmonare.

Pubblicati sulla rivista Science Advances, i risultati di questa ricerca derivano da uno studio avviato nel 2016 con il supporto del bando TRIDEO, cofinanziato da Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro e Fondazione Cariplo.

Se confermati da studi clinici più ampi, questi risultati potrebbero aprire la strada a nuovi approcci terapeutici basati sulla selettiva eliminazione dei linfociti Treg, con l’obiettivo di potenziare l’efficacia dell’immunoterapia e migliorare la prognosi dei pazienti oncologici.

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Aggiornato il 01/31/2025

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