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Batteri intestinali: nuove prospettive nel trattamento dell’ipercolesterolemia

di Redazione

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Il colesterolo alto è un problema di salute estremamente diffuso e rilevante a livello globale. Questo lipide, fondamentale per molte funzioni vitali, quando è presente in eccesso nel sangue può causare gravi conseguenze per la salute. Uno dei principali rischi associati al colesterolo elevato è la formazione di placche nelle arterie, che può portare a condizioni come l’aterosclerosi, aumentando il rischio di infarto, ictus e altre malattie cardiovascolari. Quest’ultime sono ad oggi la prima causa di morte negli adulti e si stima che, a livello globale, un terzo delle cardiopatie ischemiche sia attribuibile a ipercolesterolemia, ovvero al colesterolo alto, responsabile di 4,4 milioni di decessi all’anno nel mondo.

Un nuovo studio pubblicato sulla rivista Cell e ripreso da Nature presenta una nuova scoperta che potrebbe, nel lungo termine, rivelarsi fondamentale nella prevenzione dei problemi di salute correlati al colesterolo alto, riducendo il rischio in una fase molto più precoce di quanto si possa fare attualmente per i pazienti a rischio.

Gli scienziati hanno individuato batteri intestinali umani che possiedono uno strumento utile: un enzima in grado di convertire questo lipide potenzialmente pericoloso, il colesterolo che ostruisce le arterie, in una forma più innocua che non viene assorbita dall’organismo. Questa scoperta indica possibili trattamenti per i livelli elevati di colesterolo.

Nonostante le nuove specie batteriche individuate dimostrino capacità di metabolizzare il colesterolo in ambiente di laboratorio, resta ancora da confermare se possano effettivamente influenzare i livelli di colesterolo nel sangue dei loro ospiti attraverso studi clinici o modelli animali.

L’importanza dello studio e delle sue scoperte è stata sottolineata da scienziati esterni alla ricerca, come il bioinformatici dell’Università di Groningen nei Paesi Bassi Daoming Wang e Alexander Kurilshikov. “È molto interessante da esplorare ulteriormente”, afferma Wang, aggiungendo che i metodi dello studio pubblicato su Cell affrontano sfide spinose nella ricerca sul microbioma umano. La ricerca è “davvero eccezionale”, concorda Kurilshikov.

È stato accertato che il microbioma intestinale umano influisce sui livelli di colesterolo e ricerche precedenti hanno indicato enzimi microbici che potrebbero essere coinvolti. Uno studio del 2020 pubblicato dallo stesso gruppo di ricerca – guidato dal gastroenterologo e microbiologo Ramnik Xavier, direttore del Centro di Biologia Computazionale e Integrativa presso il Massachusetts General Hospital e co-direttore del Centro per l’Informatica e le Terapie del Microbioma presso il MIT – responsabile della nuova scoperta, aveva identificato un enzima batterico chiamato ismA in grado di convertire il colesterolo in coprostanolo, un lipide che viene escreto invece che assorbito dall’organismo. Le persone i cui batteri intestinali producevano questo enzima avevano livelli di colesterolo nel sangue più bassi rispetto a quelli che non lo producevano. Fino ad allora non era chiaro quali batteri producessero gli enzimi che metabolizzano il colesterolo.

Nell’ambito dello studio attuale, gli scienziati hanno esaminato i genomi microbici presenti nei campioni fecali di 1.429 partecipanti a uno studio di lungo termine sui fattori di rischio delle malattie cardiovascolari. Durante l’analisi, sono state individuate diverse specie di batteri intestinali, inclusi quelli appartenenti al genere Oscillibacter, associati a livelli di colesterolo inferiori. Tali risultati sono stati successivamente convalidati attraverso due studi indipendenti.

In un secondo momento, il team ha condotto una ricerca mirata su due specie di Oscillibacter e su un’altra specie batterica al fine di individuare geni analoghi a quelli noti per influenzare il metabolismo del colesterolo. Gli scienziati hanno impiegato un algoritmo di apprendimento profondo chiamato “modello di linguaggio proteico e hanno scoperto che le tre specie hanno geni che codificano proteine strutturalmente simili all’ismA e ad altri enzimi coinvolti nel metabolismo del colesterolo. Gli autori della ricerca hanno inoltre confermato tramite esperimenti di laboratorio la capacità di queste tre specie di batteri di metabolizzare il colesterolo. Basandosi sui dati ottenuti, Xavier ha ipotizzato la possibile esistenza di un numero significativamente maggiore di specie di Oscillibacter ancora da scoprire rispetto alle 25 individuate durante lo studio.

Se le specie batteriche o gli enzimi potessero essere recapitate nella sede intestinale adeguata, potrebbe essere possibile ridurre la dose necessaria di farmaci come le statine per ridurre o gestire i livelli di colesterolo.

Tuttavia, ci sono sfide che si presentano nello sviluppo di un tale trattamento. Xavier spiega che, sebbene la somministrazione di batteri benefici abbia avuto successo nel trattamento delle infezioni da Clostridium difficile, la tossina prodotta da questo batterio uccide molti batteri, aprendo spazio per quelli utili. Al contrario, i pazienti trattati per il colesterolo alto manterrebbero la loro normale comunità di microbiomi intestinali, che potrebbe competere con i batteri utili introdotti durante il trattamento. C’è ancora molta strada da fare, ma Xavier è fiducioso nelle prospettive aperte da questa ricerca verso la possibilità di intervenire in maniera più tempestiva per ridurre il rischio, soprattutto nei pazienti ad alto rischio.

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Aggiornato il 05/15/2024

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